La partita per il Quirinale entra ufficialmente nel dibattito politico, e a portarcela è la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Ospite della trasmissione “10 Minuti” su Rete4, intervistata da Nicola Porro, la premier per la prima volta indica apertamente un obiettivo della coalizione di centrodestra: arrivare all’elezione di un capo dello Stato non espressione della sinistra. Un’intervista a tutto campo, che ha toccato anche i rapporti con Trump, il movimento di Vannacci, l’immigrazione e la Commissione Covid.
Il tabù del Quirinale

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Sollecitata da Porro sulla possibilità di eleggere un presidente espressione del centrodestra, Meloni si è detta convinta che gli equilibri stiano cambiando. “Tante cose sono cambiate in questi anni, non è detto che non possa essere superato anche quest’altro grande tabù di un presidente della Repubblica non di centrosinistra”, ha dichiarato.
Una prospettiva che, a suo dire, continua a incontrare forti resistenze in alcuni ambienti. “È vero che questa eventualità è terribile per un certo establishment”, ha aggiunto, senza specificare a chi si riferisse. Il messaggio politico, però, appare chiaro: per la maggioranza l’elezione di un presidente non riconducibile all’area progressista non è più considerata un tabù.
I rapporti con Trump e Macron
Nel corso dell’intervista la premier è tornata anche sulle ricostruzioni relative ai rapporti con Donald Trump e con gli Stati Uniti, rivendicando la coerenza della linea del governo. “Non sono antiamericana oggi, non ero inginocchiata ieri: credo che l’Occidente sia più forte unito e credo che l’Italia sia più forte in un Occidente unito”, ha affermato.
Parlando del presidente americano, Meloni ha aggiunto di essere “una persona che non si fa certamente mancare di rispetto da nessuno, come non manca di rispetto a nessuno”. Lo stesso approccio, ha spiegato, vale per i rapporti con Emmanuel Macron: “Non ho mai litigato con Macron. Delle volte siamo d’accordo, altre no”, definendo “un buon vertice” quello di Evian svoltosi nei giorni scorsi tra Italia e Francia.
Il caso dei voli dalle basi italiane
La premier ha affrontato anche il caso delle dichiarazioni del segretario generale della Nato, Mark Rutte, sui voli americani partiti dalle basi italiane. “Il segretario Rutte è stato approssimativo, francamente”, ha sostenuto, aggiungendo che il numero citato sarebbe “un po’ più basso dell’analogo numero dello stesso periodo di tutti gli anni precedenti”.
Secondo la sua ricostruzione, il governo avrebbe agito nel pieno rispetto degli accordi internazionali: quei voli, ha spiegato, rientrerebbero “nelle normali attività delle basi americane in Italia”, trattandosi a suo dire esclusivamente di “attività di natura tecnica e logistica” e non di azioni offensive.
L’affondo contro Vannacci
Spazio anche al movimento lanciato da Roberto Vannacci, verso cui Meloni ha usato toni netti. “Non mi pare che ci sia grande differenza tra il movimento dell’onorevole Vannacci e tutti gli altri partiti di opposizione. Votano come la sinistra, vogliono mandare a casa il governo esattamente come la sinistra”, ha dichiarato.
La premier ha poi ironizzato sull’arco delle opposizioni: “Ieri avevamo Schlein, Conte, Bonelli, Renzi, Gruber e compagnia cantante. Oggi abbiamo Schlein, Conte, Bonelli, Renzi, Gruber, compagnia cantante e Vannacci”. Un modo per collocare il generale nello stesso fronte avversario.
Immigrazione e Commissione Covid
Sull’immigrazione, Meloni ha chiarito la propria interpretazione del concetto di “remigrazione”: “Per come la interpreto io, sono i rimpatri volontari assistiti. Già li facciamo”. Il nodo, ha precisato, riguarda chi non intende lasciare il Paese, situazione che ha definito “un tantino più complessa”.
Infine, la presidente del Consiglio è tornata sui lavori della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla gestione dell’emergenza Covid, parlando di elementi a suo avviso “oggettivamente incredibili”. Tra questi ha citato presunte commesse milionarie per l’importazione di mascherine dalla Cina rivelatesi inadeguate. Affermazioni che restano, allo stato, la lettura della premier sui lavori della commissione, ancora in corso.