giovedì, Giugno 25

Scontri al corteo Askatasuna, tre arresti per i pestaggi: chi sono i protagonisti della guerriglia urbana

Tre arresti, nessun precedente per reati di piazza e una violenza che ha segnato profondamente la città. È questo il primo bilancio giudiziario degli scontri esplosi durante il corteo pro Askatasuna, degenerato in una vera e propria guerriglia urbana nel centro di Torino.

I tre giovani fermati dalla Digos hanno età comprese tra i 22 e i 35 anni. Non risultano ai vertici del centro sociale Askatasuna e, fino a sabato, non avevano precedenti penali legati a disordini durante manifestazioni. Un dato che, per gli investigatori, non ridimensiona la gravità di quanto accaduto.

Leggi anche:Auto investe tre pedoni a Genova: paura a Cornigliano

Leggi anche:Tragedia in autostrada, schianto choc in galleria: ci sono morti

Leggi anche:Yara Gambirasio, Bossetti chiede nuovi accertamenti su reperti e campioni: la difesa parla di possibile svolta

Il caso più grave: l’aggressione al poliziotto

La posizione più delicata riguarda Angelo Francesco Simionato, 22 anni, originario della provincia di Grosseto. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il giovane faceva parte del gruppo che ha accerchiato e aggredito Alessandro Calista, agente del reparto mobile di Padova, rimasto a terra senza casco durante gli scontri.

Simionato è stato individuato grazie ai filmati: era l’unico del gruppo a non essere incappucciato, indossava un giubbotto rosso e un cappello, dettagli che hanno facilitato l’identificazione. Gli viene contestato il concorso in lesioni personali, oltre al concorso in rapina per la sottrazione dello scudo, del casco e della maschera antigas all’agente.

Secondo la Procura, il 22enne non sarebbe però l’autore materiale delle martellate, né colui che ha colpito direttamente il poliziotto. Resta tuttavia centrale la sua presenza attiva nella fase dell’accerchiamento e dell’assalto.

Gli altri due arrestati

In carcere sono finiti anche Pietro Desideri, 31 anni, e Matteo Campaner, 35 anni, entrambi torinesi. I due sono accusati di resistenza e violenza a pubblico ufficiale. Non risultano coinvolti nell’aggressione diretta all’agente Calista e, secondo quanto emerso finora, non si conoscevano tra loro.

Anche per loro non emergono precedenti penali legati a scontri di piazza. Un elemento che rafforza, secondo gli investigatori, l’idea di una mobilitazione trasversale, capace di attirare soggetti diversi accomunati dalla disponibilità allo scontro.

La Procura valuta reati pesantissimi

La Procura di Torino è ora al lavoro per valutare l’impianto accusatorio definitivo. Tra le ipotesi sul tavolo ci sono i reati di devastazione e, per quanto riguarda l’aggressione al poliziotto, anche quello di tentato omicidio.

Decisiva sarà l’analisi dell’informativa completa della Digos e dei numerosi filmati raccolti durante la manifestazione. Le immagini mostrano una violenza organizzata, con gruppi incappucciati armati di oggetti contundenti.

Un network che va oltre i confini italiani

Nel frattempo, le indagini si allargano. Tra il 29 e il 31 gennaio, ai caselli autostradali e nei controlli preventivi, sono state fermate 772 persone ritenute vicine all’area antagonista. Di queste, 54 erano straniere, in prevalenza francesi, ma anche provenienti da altri Paesi europei.

Secondo gli inquirenti, si tratta di un network antagonista internazionale, consolidato negli anni anche attraverso esperienze comuni come le mobilitazioni in Val di Susa.

La rivendicazione degli antagonisti

Nonostante arresti e indagini, l’area antagonista non arretra. In un comunicato diffuso sui social, viene espressa solidarietà ai tre arrestati e rivendicata politicamente la manifestazione del 31 gennaio, definita un successo capace di portare in piazza oltre 50mila persone.

Nel testo, la gestione dell’ordine pubblico viene definita repressiva e si parla apertamente di una deriva autoritaria. Una lettura che si scontra frontalmente con quella della Procura e delle forze dell’ordine, che descrivono invece una giornata di violenza pianificata e fuori controllo.

Torino resta ora in attesa di ulteriori sviluppi giudiziari, mentre la città fa i conti con ferite materiali e simboliche che difficilmente si rimargineranno in fretta.

Continua a leggere per scoprire maggiori dettagli.