giovedì, Giugno 25

Meloni “faccia d’angelo”, la Soprintendenza decide: possibile ripristino dell’immagine originale

L’angelo potrebbe presto perdere i tratti che hanno fatto discutere l’Italia. La Soprintendenza ha avviato verifiche approfondite sull’affresco della Cappella del Crocifisso nella basilica di San Lorenzo in Lucina, al centro delle polemiche per la presunta somiglianza del volto con quello della premier Giorgia Meloni.

Il nodo della questione è uno solo: l’intervento di ripristino era autorizzato o no? Se dalle verifiche dovesse emergere che il ritocco non è stato comunicato o approvato dagli organi competenti, l’immagine dovrà essere riportata allo stato precedente, rispettando l’iconografia originale realizzata nel 2000.

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Le verifiche sugli archivi e i documenti

Gli uffici competenti hanno avviato una ricerca dettagliata tra fotografie, bozzetti e documentazione progettuale risalenti a oltre vent’anni fa. L’obiettivo è confrontare il volto originario del cherubino con quello attuale, frutto del ripristino effettuato nel 2025 in seguito a infiltrazioni d’acqua che avevano danneggiato la superficie pittorica.

Il confronto sarà decisivo per stabilire se vi sia stata una semplice operazione conservativa o una trasformazione sostanziale dell’opera. In quest’ultimo caso, la normativa è chiara: un bene collocato in un edificio tutelato non può essere modificato senza autorizzazione.

Un’opera recente ma in un contesto vincolato

L’affresco non è antico, ma si trova all’interno di un complesso monumentale vincolato, nel pieno centro storico di Roma e in un’area riconosciuta patrimonio Unesco. Questo rende l’intervento soggetto a regole stringenti, indipendentemente dalla data di realizzazione dell’opera.

Secondo quanto emerso, nel 2023 era stato comunicato agli enti competenti che si sarebbe proceduto a un ripristino “nelle forme identiche all’originale”. È proprio su questo punto che ora si concentra l’indagine interna: capire se quella promessa sia stata effettivamente rispettata.

Chi dovrà intervenire se si torna indietro

Nel caso in cui venga accertata una modifica non autorizzata, l’attuale decorazione potrebbe essere rimossa. Non è escluso che il nuovo intervento venga affidato a un restauratore diverso rispetto a chi ha realizzato sia l’opera originaria sia il ripristino contestato.

Al momento non risulta aperta un’indagine penale, ma la vicenda resta sotto osservazione. Le norme sui reati contro il patrimonio culturale sono state recentemente inasprite e prevedono sanzioni severe in caso di violazioni accertate.

Tra polemiche politiche e ironia social

Nel frattempo, il caso ha superato i confini dell’ambito artistico, trasformandosi in un fenomeno mediatico. Meme, battute e commenti ironici hanno invaso i social, alimentando una discussione che intreccia arte, politica e simboli.

Ora però la parola passa ai tecnici. Al di là delle polemiche, la linea è una sola: l’opera deve tornare com’era, se sarà dimostrato che il volto dell’angelo è stato alterato senza i necessari permessi.

Il verdetto finale dipenderà dai documenti d’archivio. Fino ad allora, l’angelo resta sospeso tra presente e passato, in attesa di ritrovare – forse – la sua fisionomia originaria.

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