mercoledì, Luglio 15

Caso Garlasco, Alberto Stasi convocato in Procura: nuove indagini sul delitto di Chiara Poggi

alberto stasi chiara poggi

Caso Garlasco, Alberto Stasi convocato in Procura: nuove indagini sul delitto di Chiara Poggi

Il delitto di Garlasco torna prepotentemente sotto i riflettori. Dopo quasi 18 anni, la tragica morte di Chiara Poggi, avvenuta il 13 agosto 2007 nella sua abitazione di via Pascoli, nel piccolo comune in provincia di Pavia, continua a far discutere l’opinione pubblica e ad alimentare dubbi, ipotesi e nuove piste investigative.

Al centro delle ultime evoluzioni c’è ancora una volta Alberto Stasi, l’allora fidanzato della giovane vittima, condannato in via definitiva nel 2015 a 16 anni di reclusione per omicidio. Stasi, oggi in regime di semilibertà nel carcere di Bollate, ha sempre dichiarato la propria innocenza, ribadendo di non essere responsabile dell’atroce delitto che ha sconvolto l’Italia.

Leggi anche:San Benedetto, l’aggressore del senzatetto a La Zanzara: “Nessun pentimento”. Le contestazioni di Cruciani

Leggi anche:Costa Concordia, il docufilm Netflix riporta a galla la tragedia: cosa fa oggi Schettino e chi è stato risarcito

Leggi anche:Avvelenate con la ricina, verdetto choc dell’autopsia: “Caso unico al mondo”

Una convocazione che riaccende le polemiche

Nei giorni scorsi, Stasi è stato convocato dalla Procura insieme ad un altro nome noto nel contesto dell’inchiesta: Andrea Sempio, amico del fratello di Chiara Poggi. La notizia della convocazione ha scatenato un vero e proprio terremoto mediatico. Entrambi sono stati chiamati a comparire negli uffici giudiziari di corso Cavour, e – secondo fonti vicine alla procura – risulterebbero attualmente indagati per concorso in omicidio, insieme ad altre persone ancora non note.

Un dettaglio sorprendente, soprattutto se si considera che nella sentenza definitiva del 2015 i giudici avevano escluso categoricamente la presenza di eventuali complici nella dinamica dell’omicidio. Oggi, invece, lo scenario potrebbe essere completamente diverso.

Il ruolo di Andrea Sempio e le ombre sulla vecchia inchiesta

Andrea Sempio era stato indagato già nel 2017, ma la sua posizione era stata rapidamente archiviata. Si trattava di un nome emerso grazie a nuove analisi genetiche e a un DNA parzialmente compatibile con una traccia rinvenuta sotto le unghie di Chiara. Tuttavia, all’epoca l’allora procuratore Mario Venditti, titolare del fascicolo, decise di non proseguire su questa pista.

Oggi, però, proprio Venditti è finito sotto inchiesta per abuso d’ufficio nell’ambito di un’indagine più ampia che ha portato anche all’arresto di due carabinieri di Pavia, accusati di corruzione. Questo filone parallelo ha portato alla luce nuovi documenti e possibili elementi rimasti in ombra durante le indagini originali, riaprendo così il caso con una nuova prospettiva investigativa.

Le dichiarazioni degli avvocati: Stasi e Sempio di nuovo al centro

Massimo Lovati, avvocato di Andrea Sempio, ha commentato la situazione con una certa cautela, definendo il momento “delicato” e sottolineando che l’interrogatorio sarebbe un passaggio preliminare a una possibile richiesta di rinvio a giudizio. Secondo Lovati, le difese stanno “affilando le armi” del codice di procedura penale per affrontare questo nuovo capitolo giudiziario.

Dal canto suo, Gian Luigi Tizzoni, avvocato della famiglia Poggi, non nasconde la sua perplessità. In un’intervista a Il Fatto Quotidiano, ha criticato duramente l’operato della Procura di Pavia, accusandola di aver abbandonato la verità processuale costruita negli anni e consegnata alla famiglia della vittima dopo anni di battaglie legali. Tizzoni ha definito la nuova pista “confusa” e poco coerente con le risultanze processuali già acquisite.

Una direzione investigativa difficile da decifrare

Tra gli interrogati figura anche Marco Poggi, fratello della vittima, che sarà ascoltato nella città di Venezia, dove attualmente risiede. La sua audizione potrebbe servire a chiarire alcuni punti oscuri emersi durante la recente riapertura delle indagini.

La situazione resta però nebulosa. Al momento non esiste alcun elemento che colleghi direttamente Stasi a Sempio, né ad altre persone che, in passato, erano state marginalmente coinvolte o menzionate nei media. Tra queste, le gemelle Paola e Stefania Cappa, già salite alla ribalta anni fa per via di un fotomontaggio compromettente legato alla scena del crimine.

Oggi, le sorelle Cappa tornano nell’occhio del ciclone: centinaia di messaggi acquisiti agli atti sembrano rilanciare l’ipotesi che “Stasi sia stato incastrato”. Un’affermazione pesante, che se confermata, potrebbe ribaltare clamorosamente il quadro accusatorio definito nel 2015.

Le intercettazioni e le nuove prove

Un altro elemento che complica la vicenda sono i vocali inviati da Paola Cappa a Francesco Chiesa Soprani, ex manager dello spettacolo, risalenti al periodo immediatamente successivo al prelievo del DNA a Sempio. In una di queste registrazioni, Paola contraddice la versione della sorella Stefania, gettando ulteriori ombre su quanto raccontato in passato.

Soprani, da parte sua, ha dichiarato pubblicamente di ritenere Alberto Stasi innocente, ma ha preferito non pronunciarsi su chi potrebbe essere il vero colpevole. Tuttavia, ha promesso di collaborare con la magistratura, dichiarandosi pronto a fornire tutto il materiale in suo possesso alla Procura, qualora venisse richiesto.

Una possibile svolta nelle indagini?

L’autorizzazione a proseguire con nuove analisi genetiche su reperti già acquisiti in passato rappresenta un possibile segnale che gli inquirenti abbiano nuove carte da giocare. Si ipotizza la presenza di una testimonianza chiave, oppure di una nuova intercettazione ambientale in grado di rimettere in discussione le certezze del processo passato.

Resta da capire se questo basti per riaprire ufficialmente il caso e dare eventualmente il via a un nuovo processo, oppure se si tratti solo di un’ultima, disperata ricerca della verità da parte di chi non ha mai smesso di credere nell’innocenza di Stasi.