Secondo il direttore, l’unica cosa che la Procura generale non potrebbe fare è accusare il Fatto di aver pubblicato il falso, dal momento che non avrebbe ascoltato le stesse persone interpellate dai cronisti. In caso contrario, ha avvertito, scatterebbero le denunce, a meno di una rettifica accompagnata dalle scuse.
Le ragioni del giornale
Travaglio ha ribadito che non spetta al Fatto concedere o negare le grazie, ma raccontare i fatti. La testata, ha spiegato, si sarebbe limitata a occuparsi di un provvedimento ritenuto discutibile, raccogliendo testimonianze che a suo dire metterebbero in dubbio il parere favorevole.
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Il direttore ha inoltre fatto riferimento alla vicenda dell’adozione di un minore, uno degli aspetti su cui il giornale ha concentrato le proprie verifiche. Una linea che Travaglio ha difeso con convinzione, rivendicando la correttezza del lavoro svolto.
Un caso che resta aperto
Le posizioni del direttore, naturalmente, non sono rimaste senza contraddittorio. In studio Mieli e Bocchino hanno incalzato Travaglio, dando vita a un confronto serrato che ha rapidamente fatto il giro dei social e diviso il pubblico.
Da un lato chi rivendica il diritto di cronaca e la libertà di inchiesta, dall’altro chi sottolinea come gli accertamenti ufficiali abbiano smentito le ricostruzioni circolate. Tra smentite istituzionali e minacce di querele incrociate, il caso Minetti si conferma uno dei terreni di scontro più roventi del momento, destinato a far discutere ancora a lungo.