lunedì, Giugno 29

Cinque inviati Rai sul lago di Vico per il caso Cavallari: scoppia la polemica sugli sprechi

Una scelta organizzativa della Rai sta facendo discutere. Per seguire la vicenda di Luigi Cavallari, il marito della ministra Eugenia Roccella disperso da sabato nel lago di Vico, in provincia di Viterbo, il servizio pubblico avrebbe inviato sul posto cinque inviati, ciascuno con autista e operatore. Un dispiegamento di mezzi che ha riacceso il dibattito sugli sprechi nell’azienda di viale Mazzini.

Cinque testate, le stesse dichiarazioni

Le acque scure e i canneti del lago di Vico, a illustrare le insidie dei fondali durante le ricerche di Luigi Cavallari

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Secondo quanto riportato da Professione Reporter, domenica 28 giugno i responsabili di Tg1, Tg2, Tg3, Rainews e Tgr hanno spedito ciascuno un proprio inviato a circa sessantasei chilometri da Roma, sul luogo delle ricerche. Il risultato, sottolineano i critici, è che le cinque troupe si sono ritrovate a raccogliere le stesse, identiche dichiarazioni: quelle del viceprefetto di Viterbo Andrea Caputo, che aggiornava sul lavoro dei vigili del fuoco davanti ai microfoni di tutte le testate Rai contemporaneamente.

La denuncia di Anzaldi e il piano Newsroom

A sollevare il caso è stato Michele Anzaldi, giornalista ed ex deputato, per due legislature segretario della Commissione di vigilanza Rai. Anzaldi ha ricordato come nel 2014, con l’allora direttore generale Gubitosi, fosse stato approvato il cosiddetto “Piano Newsroom”, pensato per razionalizzare la produzione dei telegiornali e prevedere, tra l’altro, un solo direttore per le news e uno per lo sport.

Quel piano, però, secondo la ricostruzione non è mai stato applicato da nessun direttore generale o amministratore delegato che si è succeduto negli anni. Eppure, ricorda Anzaldi, prevedeva un risparmio stimato in 100 milioni di euro l’anno.

Il nodo dei costi e del canone

“Nessun’altra tv europea lavora così”, è la critica mossa da Anzaldi, che ha allargato il discorso al tema del canone. L’ex parlamentare ha chiamato in causa anche la Lega, che ha più volte sostenuto la linea dell’abbassamento del canone, interrogandosi su quale sia la posizione del partito di fronte a quello che definisce uno spreco di “soldi degli italiani”.

Il caso, così, finisce per intrecciare due piani: da un lato la cronaca di una vicenda drammatica ancora in corso, dall’altro l’annosa questione dell’organizzazione e dei costi del servizio pubblico, su cui il dibattito politico torna a riaccendersi periodicamente.