domenica, Marzo 15

Guerra Iran, colpita base italiana in Kuwait: personale in sicurezza

La notte tra sabato e domenica è stata una delle più intense dall’inizio del conflitto. Nelle prime ore del mattino, diversi quartieri della zona meridionale di Teheran sono stati scossi da forti esplosioni: video diffusi sui social mostrano lampi e detonazioni nel cielo della capitale iraniana, con i residenti che parlano di attacchi “molto intensi” su più aree della città. Israele ha poi confermato di aver lanciato “una vasta ondata di attacchi” contro infrastrutture del regime nell’ovest dell’Iran, nel sedicesimo giorno dell’offensiva congiunta con gli Stati Uniti.

Tre allarmi aerei consecutivi sono scattati nel centro di Israele in pochi minuti, con i sistemi di difesa che hanno intercettato diversi missili e forti esplosioni udite in varie città. Un missile diretto verso Eilat è stato abbattuto. I Pasdaran hanno rivendicato attacchi contro Israele e contro tre basi militari statunitensi tra Iraq e Kuwait, citando tra gli obiettivi la base aerea di Harir a Erbil e le installazioni di Ali Al Salem e Arifjan in Kuwait.

In Libano la situazione resta drammatica: il Ministero della Salute libanese segnala almeno 14 morti, tra cui quattro bambini, dopo due ondate di raid israeliani nel Libano meridionale su Sidone, al-Qatrani e Nabatieh. Il bilancio complessivo delle vittime in Libano dall’inizio delle ostilità a fine febbraio è salito a oltre 826 morti, con più di 831.000 sfollati. Ad Isfahan, importante polo manifatturiero iraniano, i bombardamenti israeliani e statunitensi hanno provocato decine di morti secondo Al Jazeera, con i raid diretti alle industrie della difesa che stanno colpendo anche aree civili.

Trump: “L’Iran vuole un accordo ma i termini non sono buoni” — e annuncia coalizione per Hormuz

Sul fronte diplomatico, Donald Trump ha rilasciato dichiarazioni che escludono una conclusione rapida del conflitto. Intervistato dalla NBC, ha detto senza mezzi termini che l’Iran “vuole fare un accordo” ma che lui non intende accettarlo perché “i termini non sono ancora abbastanza buoni”, rifiutandosi di specificare quali siano le condizioni necessarie. Ha però lasciato intendere che l’abbandono completo delle ambizioni nucleari da parte di Teheran potrebbe essere uno dei requisiti fondamentali.

Trump ha anche annunciato che diversi Paesi si sono impegnati a contribuire alla sicurezza dello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il traffico mondiale di petrolio, senza rivelarne i nomi. L’obiettivo è garantire la libertà di navigazione delle petroliere e impedire all’Iran di bloccare la rotta marittima. Sul fronte delle sanzioni alla Russia, ha difeso la decisione di alleggerirle temporaneamente per contenere l’impennata dei prezzi energetici, assicurando però che “torneranno pienamente in vigore” non appena la crisi internazionale sarà conclusa. Ha inoltre dichiarato di non sapere se Mojtaba Khamenei, indicato come nuova Guida Suprema dell’Iran, sia ancora vivo: “Se è vivo dovrebbe arrendersi”.

Il Centcom chiede più risorse: cento giorni di guerra in vista

A rivelare la dimensione reale di quello che si sta preparando è la richiesta arrivata dal Centcom — il Comando centrale delle forze armate americane con competenza sull’intera regione del Medio Oriente — al Pentagono: i generali che gestiscono l’operazione “Epic Fury” chiedono risorse per far fronte a cento giorni di guerra. Più soldati, più mezzi, più equipaggiamenti. Il che significa che il Dipartimento alla Difesa dovrà stanziare altre decine di miliardi di dollari, da aggiungere agli 11,3 miliardi già spesi nei soli primi sei giorni di conflitto. Un segnale inequivocabile che Washington si prepara a un’operazione lunga, non a una conclusione rapida.

L’appello più alto è arrivato in mattinata da Papa Leone, che all’Angelus ha rivolto un accorato appello ai responsabili del conflitto: “Cessate il fuoco, vi prego! Si riaprano percorsi di dialogo, la violenza non potrà mai portare alla giustizia, alla stabilità e alla pace che i popoli attendono.” Il Papa ha espresso particolare preoccupazione per la situazione in Libano e per le vittime civili degli attacchi su scuole, ospedali e centri abitati.

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