Una condizione particolarmente insidiosa, che può peggiorare rapidamente e che richiede interventi altamente specializzati. Nel caso specifico, il quadro clinico è aggravato anche dalla presenza di una patologia respiratoria preesistente.
Perché il trasferimento al Policlinico
La decisione di trasferire il paziente al Policlinico è stata presa in modo collegiale dai massimi esperti del sistema sanitario italiano, attivati fin dalle prime ore dell’emergenza. L’obiettivo è garantire le migliori cure possibili ai giovani rimasti feriti.
Il Policlinico di Milano è infatti il centro di riferimento in Lombardia per la gestione della sindrome da insufficienza respiratoria acuta e grave ed è dotato di un’esperienza consolidata nel trattamento dei danni polmonari complessi.
Il ruolo dell’Ecmo: una tecnologia salvavita
Tra le tecniche fondamentali utilizzate in questi casi c’è l’Ecmo (Extra Corporeal Membrane Oxygenation), una procedura che consente di ossigenare il sangue al di fuori del corpo, permettendo ai polmoni di “riposare” e recuperare.
“L’Ecmo consente di intervenire in sicurezza anche nei casi più gravi”, ha spiegato Bertolaso, evidenziando come questa tecnologia aumenti significativamente le possibilità di sopravvivenza e di recupero funzionale.
Ore decisive per l’evoluzione clinica
Nei prossimi giorni, i medici monitoreranno costantemente la risposta del paziente alle terapie intensive. Le prossime 48 ore saranno cruciali per valutare l’andamento della funzione respiratoria e il rischio di complicanze.
La tragedia di Crans-Montana continua così a mostrare il suo volto più drammatico, con giovani vite ancora appese a un filo e un intero Paese che segue con apprensione l’evolversi delle condizioni dei feriti più gravi.


















