Secondo quanto filtra, Mattarella starebbe aspettando che dal Parlamento arrivi una soluzione all’impasse. Il Capo dello Stato, come viene fatto notare, parla con gli atti: deciderà quando il testo sarà sul suo tavolo. Ma l’impressione che emerge è che le criticità siano in questo caso insormontabili, e che firmare il via libera all’attuale testo senza modifiche sarebbe difficile da giustificare. Il motivo è sostanziale: la norma inciderebbe sul diritto di difesa, contrastando con princìpi costituzionali fondamentali.
Cosa prevede la norma e perché fa discutere
L’emendamento, fortemente voluto da FdI e Lega, nasce da un ragionamento apparentemente logico: oggi l’avvocato viene pagato dallo Stato solo se il proprio assistito fa ricorso contro l’espulsione e va a giudizio. Se invece convince il cliente ad accettare il rimpatrio volontario — che sarebbe meno costoso per lo Stato e meno traumatico per il migrante — non riceve nulla. La norma colmerebbe questo vuoto introducendo un compenso extragiudiziale di 615 euro.
Il problema, sollevato da costituzionalisti, dal Consiglio Nazionale Forense e ora anche da parte della stessa maggioranza, è che un sistema del genere potrebbe trasformare l’avvocato difensore in uno strumento della volontà governativa, creando un conflitto d’interessi strutturale con il suo assistito.
Forza Italia tenta la via dell’ordine del giorno
Nel centrodestra la spaccatura è evidente. Il neo capogruppo di Forza Italia Enrico Costa ha annunciato la presentazione di un ordine del giorno per intervenire sulla norma, assicurando che “questa norma non entrerà in vigore senza regole attuative”. Una soluzione che però, secondo le valutazioni che filtrano dal Quirinale, potrebbe non essere sufficiente a superare le obiezioni di carattere costituzionale.
Schlein all’attacco: “La linea la dettano Casapound e Vannacci”
Le opposizioni sono sul piede di guerra. La segretaria del Pd Elly Schlein ha scelto toni durissimi: “Il centrodestra è in stato confusionale, i partiti della maggioranza sono tutti occupati a risolvere i loro guai e beghe interne, mentre la linea al governo provano a dettarla Casapound e Vannacci”. E ha aggiunto una critica di merito che tocca il cuore costituzionale della questione: “Il governo tenta di costringere gli avvocati a farsi esecutori della volontà politica, minando il principio costituzionale del diritto alla difesa. Va ricordato a Meloni che gli avvocati sono chiamati a difendere i diritti del proprio assistito, non del governo di turno”.
Il conto alla rovescia
Il quadro è quello di un governo in difficoltà su un provvedimento che avrebbe dovuto essere una bandiera. FdI e Lega insistono che la norma non vada cambiata. Forza Italia cerca una via di uscita morbida. Il Quirinale osserva in silenzio ma con attenzione. L’opposizione attacca. E il 25 aprile si avvicina senza che nessuno sembri avere una soluzione chiara sul tavolo.