Il ghiaccio di Cortina d’Ampezzo ha visto brillare una medaglia di bronzo, ma ciò che ha catturato l’attenzione di quasi tre milioni di italiani è andato ben oltre il semplice risultato sportivo.

Stefania Constantini e Amos Mosaner, protagonisti di un’avventura che ha mescolato strategia e passione, hanno chiuso la loro esperienza olimpica con una vittoria che ha il sapore della maturità. In un contesto in cui il curling, sport di nicchia in Italia, ha trovato una rinnovata visibilità, le loro parole sussurrate sul ghiaccio – «Tutta la vita, Amos» e «Tutta la vita, Stefania» – risuonano come un inno a un legame profondo, costruito su anni di sacrifici e successi condivisi.
La finale per il terzo posto, vinta contro la Gran Bretagna con un punteggio di 5-3, ha rappresentato non solo una rivincita dopo la delusione della semifinale persa contro gli Stati Uniti, ma anche un momento di riscatto personale e collettivo. La medaglia di bronzo, sudata e conquistata, è diventata il simbolo di un percorso non lineare, segnato da tensioni e scelte difficili. In questo contesto, il curling ha dimostrato di essere molto più di un semplice sport: è un’esperienza che coinvolge mente e cuore, dove ogni stone lanciata è un passo verso la realizzazione di un sogno.
Il cammino verso il podio non è stato privo di ostacoli. A pochi giorni dall’inizio dei Giochi, l’esclusione di Angela Romei, compagna di nazionale e amica di Constantini, ha scatenato polemiche e tensioni. La decisione di sostituirla con Rebecca Mariani ha sollevato interrogativi e ha portato a un ricorso al Tribunale Arbitrale dello Sport, che ha respinto le istanze. Questo episodio ha inevitabilmente influito sull’avvio del torneo per Constantini, che ha dovuto affrontare non solo la pressione della competizione, ma anche il peso di una situazione emotivamente complessa. La serenità mentale è fondamentale in uno sport come il curling, dove ogni mossa è calcolata e ogni errore può costare caro.
Nonostante le difficoltà, Stefania ha trovato la forza di reagire, crescendo partita dopo partita. La sua determinazione è stata evidente, e il suo sguardo fisso sulla stone, mentre Amos spazzava il ghiaccio davanti a lei, ha raccontato una storia di intesa e complicità. La loro comunicazione, fatta di sguardi e gesti, ha dimostrato che il curling è molto più di una semplice competizione: è un’arte che richiede una profonda connessione tra i membri della squadra. La vittoria finale è stata il risultato di un lavoro di squadra impeccabile, dove ogni gesto contava e ogni decisione era frutto di una strategia condivisa.



















