Un passaggio che trasforma le dimissioni in un gesto più personale che politico.
La sorpresa e il clima delle ultime ore
Ma il punto più significativo riguarda il momento in cui tutto cambia. La richiesta di dimissioni, racconta Kunz, sarebbe arrivata in modo del tutto inaspettato: un vero “fulmine a ciel sereno”. Un elemento che spiega anche la resistenza iniziale della ministra, che fino all’ultimo non sembrava intenzionata a lasciare il proprio incarico.
Secondo il compagno, Santanchè avrebbe provato a tenere la posizione per mandare un messaggio chiaro: non legare la sua uscita di scena alla sconfitta del referendum. Un tentativo di distinguere la propria vicenda da quella di Andrea Delmastro e Giusi Bartolozzi, dimissionari nei giorni precedenti. Una linea che però, con il passare delle ore, è diventata sempre più difficile da sostenere.
Il confronto con Meloni
La svolta arriva dopo un confronto diretto tra Santanchè e Meloni. Un colloquio, anche telefonico, che avrebbe chiarito definitivamente la situazione e portato alla decisione finale.
Da quel momento, il passo indietro diventa inevitabile. Nonostante la difesa pubblica, Kunz ammette che la decisione è stata presa con fatica. “Ci teneva a restare”, spiega, sottolineando come l’addio non fosse nei piani iniziali. Un dettaglio che rafforza l’idea di una dimissione non spontanea, ma maturata sotto pressione politica.
Un finale che lascia strascichi
Le parole del compagno restituiscono un’immagine diversa delle dimissioni: non solo un atto istituzionale, ma una scelta vissuta anche sul piano umano. E che, almeno per ora, lascia ancora aperti interrogativi e tensioni sul piano politico.