“La Costituzione va difesa, non modificata”: le ragioni del No di Gassmann
Il cuore del ragionamento di Gassmann è racchiuso in una frase destinata a restare: la Costituzione va difesa, non modificata. L’attore richiama il valore storico della Carta, ricordando come sia stata costruita dopo il fascismo per garantire diritti e libertà — un equilibrio che, secondo lui, non dovrebbe essere alterato con interventi che rischiano di comprometterne la stabilità. Non è una posizione pregiudizialmente contraria a qualsiasi riforma, ma una difesa di principio di ciò che la Costituzione repubblicana rappresenta nella sua genesi storica.
Dietro la sua scelta c’è una preoccupazione precisa: la tutela dell’indipendenza della magistratura. Secondo Gassmann, alcune delle modifiche previste dalla riforma potrebbero alterare i rapporti di forza all’interno del sistema giudiziario, mettendo a rischio un principio fondamentale dello Stato di diritto. La sua, sottolinea l’attore, è la riflessione di un cittadino prima ancora che di un personaggio pubblico. Un dettaglio che dice molto su come Gassmann voglia essere percepito in questo intervento: non come una celebrity che presta il volto a una causa, ma come qualcuno che ha ragionato e ha scelto.
Le reazioni: chi lo applaude e chi critica l’intervento delle celebrity
Come prevedibile, le parole di Gassmann hanno scatenato un’ondata di reazioni sui social e sui principali media italiani. La Repubblica lo ha inserito tra i volti più noti del fronte del No, sottolineando il suo ruolo nell’amplificare il confronto pubblico. Nello stesso quotidiano il suo intervento è stato descritto come una presa di posizione netta contro quelle che lui definisce “mistificazioni”, con la riaffermazione del principio di una giustizia “uguale per tutti”.
Da una parte c’è chi lo applaude per il coraggio di esporsi, per l’impegno civile e per aver scelto di usare la propria visibilità su un tema che altri artisti preferiscono evitare. Dall’altra c’è chi critica l’intervento delle celebrity in questioni politiche così tecniche e delicate, sostenendo che l’ingresso degli artisti nel dibattito rischi di polarizzare ulteriormente un’opinione pubblica già divisa e di spostare il confronto dal merito alla popolarità di chi parla.
Il dibattito sul ruolo degli artisti nella politica non è nuovo, ma in questo referendum si sta ripropongo con una intensità particolare. Gassmann non è solo: come emerso nei giorni scorsi, il fronte del No schiera un numero importante di volti noti dello spettacolo e della cultura — da Elio Germano a Fiorella Mannoia, da Ficarra e Picone a Daniele Silvestri. Ma la sua voce, per la trasversalità del suo pubblico, ha un peso specifico diverso. E con il voto ormai alle porte, ogni intervento può fare la differenza.


















