Meloni parte da una premessa teorica: per affrontare immigrazione e sicurezza, ha spiegato, servono tre livelli che funzionino contemporaneamente — le leggi, il lavoro delle forze dell’ordine e “la magistratura che faccia rispettare le leggi”. “Se uno dei tre livelli non funziona — ha aggiunto — il meccanismo si inceppa e io conosco moltissimi casi nei quali il meccanismo si è inceppato.”
Come esempi ha citato le “devastazioni dei centri sociali a Roma e a Torino”, dove secondo Meloni “non c’è stato nessun seguito giudiziario” e “i giudici hanno addirittura annullato il Daspo fatto agli antagonisti”. E poi il tema migranti: “Non devo ricordare le continue interpretazioni forzate delle norme per impedirci di governare il fenomeno dell’immigrazione”, ha dichiarato la premier.
I centri in Albania: “Non posso trattenere un pedofilo che stupra un minore”
Il passaggio più duro dell’intervista riguarda i centri di trattenimento in Albania. Meloni ha annunciato quella che ha definito una “novità”: “I giudici non hanno convalidato il trattenimento in Albania di un immigrato stupratore di minore, condannato per violenza sessuale su un minore. A un pedofilo che entra illegalmente in Italia e stupra un minore, io non lo posso trattenere, non lo posso rimpatriare, e rischio perfino che i giudici gli diano la protezione internazionale.”
Una dichiarazione costruita per massimizzare l’impatto emotivo, che la premier ha completato con una stoccata diretta: “Gli stessi che sono così comprensivi con i criminali stranieri magari poi usano il pugno duro con chi si difende da una rapina in casa.” Un parallelismo che riprende un argomento molto presente nel dibattito pubblico di destra e che tornerà certamente al centro delle polemiche nelle prossime ore.
Famiglia nel bosco: “Lo Stato non ti può togliere i figli perché non condivide il tuo stile di vita”
La parte finale dell’intervista è quella destinata a fare più notizia sul piano concreto. Meloni è tornata sulla vicenda della famiglia nel bosco di Palmoli dichiarandosi “senza parole” di fronte alle ultime decisioni del Tribunale per i Minorenni dell’Aquila, che ha allontanato la madre Catherine dai figli. “Una decisione che non penso faccia stare meglio i bambini, gli infligge un pesantissimo trauma. Penso che siamo oltre, dobbiamo assistere inermi a queste decisioni figlie di una lettura ideologica”, ha affermato.
Poi la frase che sintetizza la sua posizione e che risuonerà nel dibattito politico: “Lo Stato non ti può togliere i figli perché non condivide il tuo stile di vita.” E l’annuncio operativo: “Nordio sta mandando una ispezione, ho parlato con il ministro.” Una mossa che trasforma la polemica politica in un atto amministrativo concreto, e che metterà sotto pressione sia il Tribunale dei Minorenni che i servizi sociali coinvolti nella vicenda.
Il contesto: referendum a due settimane, magistratura nel mirino
È difficile leggere questa intervista senza tener conto del calendario. Il referendum sulla separazione delle carriere si vota tra meno di due settimane, e Meloni sta chiaramente usando ogni occasione pubblica per alimentare il clima di sfiducia verso la magistratura che dovrebbe spingere gli elettori verso il Sì. Gli esempi che cita — Albania, centri sociali, famiglia nel bosco — non hanno un legame diretto con la riforma costituzionale votata dal Parlamento, come ha osservato qualche critico, ma funzionano sul piano della narrazione: raccontano un sistema giudiziario percepito come ostile al governo e ai cittadini comuni.
L’opposizione non ha tardato a replicare, sottolineando che attaccare i giudici a pochi giorni dal voto referendario è una scelta politica precisa, non un’analisi istituzionale. La battaglia per il Sì e per il No si combatterà anche su questo terreno.

















