Il caso di Garlasco continua a rimanere al centro dell’attenzione. A riaccendere i riflettori oggi però sono le parole di uno dei massimi esperti italiani di genetica forense, intervenuto in televisione per commentare uno dei punti più controversi dell’intera vicenda: il DNA di Chiara Poggi.
Un intervento che arriva proprio mentre la Procura di Pavia ha avviato una nuova inchiesta sul delitto, e che inevitabilmente alimenta dubbi e interrogativi su una storia giudiziaria mai del tutto chiusa.
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Il dubbio del genetista
A parlare, nel corso della trasmissione Quarta Repubblica, è stato il professor Giuseppe Novelli, luminare della genetica forense dell’Università di Tor Vergata e tra i primi in Italia a introdurre il test del DNA con la polizia scientifica, all’inizio degli anni Novanta.
Il punto sollevato dall’esperto riguarda una circostanza precisa: la presenza della stessa identica quantità di DNA di Chiara Poggi sia sul cucchiaino utilizzato per la colazione sia sui pedali della bici di Alberto Stasi. Un dato che, secondo Novelli, appare quantomeno singolare.
“Molto poco probabile”
Per il genetista, è difficile spiegare come si possa rilevare una quantità così identica di materiale genetico in due punti tanto diversi. Tutto, ha sottolineato, dipenderebbe da come quel DNA sia finito lì, da chi lo abbia eventualmente trasportato e in quali circostanze.
Una riflessione che tocca uno degli elementi finiti al centro del processo che aveva portato alla condanna di Stasi e che oggi è tornato d’attualità con la nuova indagine della magistratura pavese.
Un esperto dei grandi casi
Le valutazioni di Novelli pesano anche per il suo curriculum. Negli ultimi 35 anni il professore ha seguito alcuni dei più importanti casi di cronaca giudiziaria italiana: dal delitto di via Poma all’omicidio di Meredith Kercher a Perugia, fino al delitto di Yara Gambirasio.