mercoledì, Giugno 3

Parata del 2 giugno, la rivolta dei preti contro i cappellani militari

La parata del 2 giugno non ha diviso soltanto la politica. A creare un nuovo, inatteso fronte di polemica è stato il mondo cattolico, spaccatosi attorno a una decisione precisa: la partecipazione alla sfilata militare anche dei cappellani militari, i sacerdoti con le stellette.

Una scelta che ha sollevato un coro di proteste da parte di numerosi preti, riuniti attorno a uno slogan netto: “Non è la nostra Chiesa, abbiamo un’altra missione”.

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La protesta dei sacerdoti

Le critiche sono partite dai social. In una foto della parata si vedono fianco a fianco la premier Giorgia Meloni, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il presidente del Senato Ignazio La Russa e, accanto a loro, un cardinale.

Proprio quell’immagine ha fatto scattare il commento del sacerdote Antonio Solla, secondo cui l’alto prelato non avrebbe dovuto partecipare, applaudendo a una sfilata di soldati. Sulla stessa linea il fiorentino don Alfredo Jacopozzi, responsabile cultura della diocesi di Firenze, che si è chiesto se si stia tornando a benedire le armi, concludendo che quella non è la sua Chiesa. E in molti, tra i commenti, hanno rilanciato: “Neanche la mia”.

La posizione della Cei

Sarebbe un errore liquidare la protesta come una fronda di “preti ribelli”. Contro la partecipazione dei cappellani alla parata si è infatti schierata la stessa Cei, la Conferenza episcopale italiana.

Il vice del cardinale Matteo Zuppi, il vescovo di Cassano all’Ionio Francesco Savino, alla vigilia della sfilata ha spiegato all’Ansa che la presenza dei cappellani non dovrebbe essere valorizzata nella cornice delle parate, quasi fosse parte dell’apparato celebrativo delle armi.

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