Una frase che fotografa in modo brutale la tesi difensiva: stesso caso, stesso delitto, approcci completamente diversi. Due pesi, due misure. L’imputato del 2007 è stato trattato in modo radicalmente diverso dall’indagato del 2026. E quella disparità, secondo la difesa, è una delle chiavi per capire come si sia arrivati a condannare l’uomo sbagliato.
La mossa decisiva: sospensione della pena
Con la chiusura formale delle indagini su Sempio, la difesa di Stasi sta studiando le prossime mosse su due binari paralleli. Il primo è la revisione del processo, un iter lungo che passerà dalla procuratrice generale di Milano Francesca Nanni e poi dalla Corte d’appello di Brescia. Il secondo — potenzialmente più rapido — è la richiesta di sospensione della pena.
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Se il quadro indiziario contro Sempio si rivelasse solido, la difesa chiederà che Stasi venga scarcerato immediatamente, in attesa che il nuovo giudizio faccia il suo corso. Dieci anni di carcere per un omicidio che una nuova inchiesta attribuisce a qualcun altro: la difesa ritiene che trattenere Stasi in cella in questo contesto sia diventato insostenibile. Sul piano umano prima ancora che giuridico.
Cosa succede adesso
Tutto dipende ora dalla Procura di Pavia, che dovrà decidere se procedere con la richiesta di rinvio a giudizio per Sempio. Quel passaggio — atteso nelle prossime settimane — aprirebbe formalmente la strada alla revisione e, in parallelo, alla possibile scarcerazione del “biondino di Garlasco”. Una storia cominciata il 13 agosto 2007 in una villetta di via Pascoli. Una storia che forse, quasi vent’anni dopo, sta per cambiare finale.