La Procura di Pavia ha chiuso le indagini su Andrea Sempio per il delitto di Chiara Poggi. Il 38enne è accusato di omicidio aggravato dalla crudeltà e dai motivi abietti — e, per la prima volta, è l’unico indagato, senza più il concorso con Alberto Stasi o con ignoti. La ricostruzione dei pm è precisa e brutale. E ora gli atti vengono inoltrati alla procuratrice generale di Milano Francesca Nanni per l’eventuale avvio della procedura di revisione del processo che ha condannato Stasi.
La ricostruzione della Procura: come sarebbe avvenuto il delitto

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La chiusura delle indagini ricalca in toto l’invito a comparire della settimana scorsa. Secondo i pm, dopo una iniziale colluttazione Sempio avrebbe colpito Chiara Poggi più volte con un corpo contundente — prima in regione frontale sinistra e in regione zigomatica destra — facendola cadere a terra. L’avrebbe poi trascinata verso la porta della cantina. Quando la 26enne aveva tentato di reagire mettendosi carponi, Sempio l’avrebbe colpita nuovamente alla testa con almeno 3-4 colpi, facendole perdere i sensi.
Non si era fermato. Aveva spinto il corpo lungo le scale della cantina e, nonostante Chiara fosse già incosciente, l’aveva colpita ancora con almeno 4-5 colpi alla nuca. Il risultato: almeno 12 lesioni sul cranio e sul volto. Lesioni cranio-encefaliche dalle quali derivava il decesso.
Il movente: il rifiuto delle avance sessuali
Il movente indicato dalla Procura è il rifiuto. Chiara Poggi aveva respinto l’approccio sessuale di Sempio — e questo avrebbe scatenato l’omicidio. Da qui l’aggravante dei motivi abietti: “Riconducibili all’odio per la vittima a seguito del rifiuto del suo approccio sessuale”. A cui si aggiunge l’aggravante della crudeltà, giustificata dall’“efferatezza dell’azione omicidiaria per il numero e l’entità delle ferite inferte alla vittima”.
Le prove: DNA, impronta 33 e l’intercettazione in auto
Contro Sempio la Procura ha costruito un impianto su più livelli. Il DNA trovato sulle unghie della vittima è compatibile con la linea maschile di Sempio — anche se la genetista Denise Albani ha precisato che è impossibile stabilire se derivi da contatto diretto o trasferimento indiretto. C’è poi la cosiddetta impronta 33, trovata sulla scala dove Chiara Poggi fu ulteriormente colpita — che i consulenti dell’accusa attribuiscono a Sempio e quelli della difesa contestano.
Ma l’elemento più clamoroso, svelato dal TG1 sui propri canali social, è un’intercettazione ambientale. Il 14 aprile 2025 — circa un mese dopo che Sempio aveva saputo delle nuove indagini su di lui — una cimice installata nella sua auto registra queste parole pronunciate da solo: “Ho visto il video di Chiara e Alberto”. Una frase che contraddice la sua versione: Sempio aveva dichiarato di aver chiamato per sbaglio casa Poggi per cercare il fratello Marco, di aver parlato pochi secondi con Chiara chiedendo quando sarebbe tornato. Quella frase in auto dice qualcosa di diverso.
L’alibi dello scontrino e le chat di “Andreas”
La Procura non crede all’alibi di Sempio, legato allo scontrino di un parcheggio di Vigevano. E sembra orientata a inserire nell’impianto accusatorio anche le numerose chat a firma “Andreas” in cui emerge una presunta ossessione verso una ragazza. La difesa sostiene che si tratti di una barista. La Procura è di diverso avviso.
La strada verso la revisione di Stasi
Il procuratore di Pavia Fabio Napoleone ha annunciato che gli atti dell’indagine — compresi i nuovi elementi probatori raccolti dalla riapertura delle indagini del 2016-2017 — saranno inoltrati alla procuratrice generale di Milano Francesca Nanni “per l’eventuale esercizio di ogni sua prerogativa”. Una formula tecnica che apre concretamente la strada alla richiesta di revisione del processo che ha condannato Alberto Stasi in via definitiva nel 2015. Napoleone aveva già incontrato la Nanni il 24 aprile per anticiparle la questione.
Garlasco si avvicina a una svolta. Dopo quasi vent’anni, il caso potrebbe riscriversi completamente.