lunedì, Agosto 17

È morto Maurizio Giammusso, storico giornalista Ansa e critico teatrale

È morto Maurizio Giammusso, storico giornalista dell’Ansa, scrittore, sceneggiatore e tra i più autorevoli critici teatrali italiani. Aveva 74 anni ed è deceduto nella tarda mattinata di lunedì 17 agosto sulla spiaggia di Macchiatonda, a Capalbio, in provincia di Grosseto, dopo essere stato colto da un malore mentre nuotava.

Lascia la moglie Anna e la figlia Daniela.

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Cosa è successo

Maurizio Giammusso è morto a 74 anni a Capalbio dopo un malore mentre nuotava. Storico firma della redazione Cultura dell'Ansa, era autore della biografia di riferimento su Eduardo De Filippo.

L’allarme è scattato intorno alle 11, davanti al tratto di costa all’altezza del Carmen Bay. Sul posto sono intervenute un’ambulanza della Croce Rossa di Capalbio e l’elisoccorso Pegaso: per accelerare l’intervento il medico è stato calato direttamente sulla spiaggia con il verricello.

Le manovre di rianimazione sono proseguite a lungo, condotte dall’equipe insieme al personale sanitario giunto via terra, ma non hanno avuto esito e il decesso è stato constatato sul posto. Le cause della morte dovranno essere stabilite dagli accertamenti previsti.

Chi era Maurizio Giammusso

Nato a Roma il 17 ottobre 1951, Giammusso è stato per decenni uno dei pilastri della redazione Cultura e Spettacoli dell’Ansa, dove ha lavorato fino al 2010.

Parallelamente all’agenzia aveva scritto a lungo per la carta stampata — in particolare per il Corriere della Sera, di cui è stato critico teatrale — e negli ultimi anni anche per il web e per l’Huffington Post. Aveva curato mostre e programmi televisivi dedicati a Pirandello, a Eduardo De Filippo e al caricaturista Onorato.

Il mestiere dell’archivio

È qui che la sua figura si distingue da quella di molti colleghi. Giammusso non era soltanto un cronista di prime e un recensore: era uno che andava a cercare le carte.

La sua opera più importante, Vita di Eduardo, pubblicata da Mondadori nel 1993 e più volte ristampata fino all’edizione Minimum Fax, è diventata il punto di riferimento sulla biografia di Eduardo De Filippo. Per scriverla aveva lavorato non solo sulle fonti disponibili, ma sulle carte private inedite conservate dalla famiglia: le lettere scritte da Eduardo bambino, i carteggi — a volte cordiali, a volte durissimi — con Luigi Pirandello, Armando Curcio, Totò, Anna Magnani, Paolo Grassi, Laurence Olivier, Franco Zeffirelli.

Ne era uscito un libro che tiene insieme la ricerca storica e la ricostruzione d’ambiente, e che ha fissato per trent’anni il modo in cui l’Italia racconta Eduardo.

La bibliografia

Tra i suoi titoli: La fabbrica degli attori. L’Accademia nazionale d’arte drammatica: storia di cinquant’anni (1988), Eliseo un teatro e i suoi protagonisti con Giuliana Poggiani (1989), Eduardo da Napoli al mondo e Il Dante di Gassman (1994), Il teatro di Genova: una biografia (2001), Vita di Rossellini (2004) e Per Ecuba! Frammenti di un discorso teatrale (2009).

Una bibliografia che attraversa il teatro, il cinema e la storia delle istituzioni culturali italiane, sempre con lo stesso metodo: partire dai documenti.

Il suo lavoro è ancora in scena

C’è una coincidenza che rende questa morte particolarmente stridente. Da Vita di Eduardo è tratto I fratelli De Filippo, lo spettacolo firmato da Sergio Rubini con Carla Cavalluzzi e Angelo Pasquini, che racconta Eduardo, Titina e Peppino.

Ha debuttato il 5 e 6 luglio al Teatro Mercadante di Napoli per il Campania Teatro Festival e tornerà in scena con la tournée autunnale. Il libro che Giammusso aveva costruito trent’anni fa aprendo i cassetti di una famiglia napoletana è oggi, mentre lui non c’è più, un testo che gira per i teatri italiani.

È forse il modo migliore per misurare il lavoro di un critico: non dalle recensioni scritte in una notte, ma da quanto a lungo resta utile ciò che ha messo insieme.