lunedì, Agosto 17

È morto Alex Fiorio, vicecampione del mondo rally con la Lancia

È morto Alex Fiorio, uno dei protagonisti dell’epoca d’oro della Lancia nei rally. Aveva 61 anni e si è spento a Ceglie Messapica, in provincia di Brindisi, dove viveva da tempo. A giugno aveva reso pubblica la diagnosi di un tumore allo stomaco.

Nato a Torino il 10 marzo 1965, Alessandro Fiorio era figlio di Cesare, l’uomo che costruì i trionfi Lancia nel Mondiale rally prima di diventare direttore sportivo della Ferrari in Formula 1. Un cognome ingombrante, che non gli ha impedito di costruirsi una carriera propria.

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Il paradosso di una carriera

I numeri di Fiorio raccontano qualcosa di insolito. In cinquantuno rally mondiali ha collezionato dieci podi — alcune ricostruzioni ne indicano nove — e quarantacinque vittorie di prova speciale, chiudendo terzo nel Mondiale 1988 e secondo nel 1989.

Non ha mai vinto un rally del Mondiale. Nemmeno uno.

È un dato che dice molto di quegli anni. Fiorio correva con il Jolly Club, la squadra satellite della Lancia, con una Delta Integrale identica a quella dei piloti ufficiali ma dentro gerarchie che a un certo punto della gara diventavano ordini di scuderia. Davanti a lui c’erano Miki Biasion e Markku Alén. Nel 1989 arrivò secondo alle spalle proprio di Biasion, che in queste ore lo ha ricordato con un messaggio sui social: erano stati compagni di squadra nelle due stagioni migliori di entrambi.

Dallo sci ai rally

Prima delle quattro ruote era arrivato lo sci. A diciassette anni era campione italiano di discesa libera e gigante con i colori dello Ski Club Cervino, dove aveva anche superato le prove per diventare maestro.

La passione per la velocità lo portò poi ai rally: gli esordi nei primi anni Ottanta con il Panda Ice Trophy e il Campionato Fiat Uno, il debutto mondiale nel 1986 al Rally di Montecarlo su una Fiat Uno Turbo. Nel 1987 arrivò il titolo di campione del mondo Gruppo N, la categoria riservata alle vetture di produzione, al volante della Lancia Delta HF 4WD. Nell’Europeo vinse per tre volte consecutive il Rally di Cipro.

Al suo fianco, negli anni migliori, il navigatore Gigi Pirollo.

Dopo il volante

Chiusa l’esperienza da pilota tra Lancia e Ford, Fiorio non lasciò il motorsport ma ne cambiò il lato. Nel 2000 fu team manager del Honda Benetton Playlife nella classe 125 del Motomondiale, conquistando il titolo costruttori con Masao Azuma, Mirko Giansanti e Stefano Bianco. Dal 2001 al 2004 guidò il BMW Cibiemme Team nel campionato FIA Superproduzione e Turismo.

La seconda vita in Puglia

Il capitolo finale è quello che gli somigliava di più. Trasferitosi con la moglie Oxana e le due figlie alla Masseria Camarda, dove si era stabilito anche il padre, aveva fondato insieme all’amico ed ex pilota Alex Bruschetta la Rally University: una scuola con pista ricavata all’interno del comprensorio, dove decine di aspiranti piloti hanno imparato le basi delle corse su strada.

Da lì è nata la Fiorio Cup, arrivata alla quinta edizione, vinta tre volte da Andrea Crugnola, una da Andrea Mabellini e nel 2024 da Kalle Rovanperä, campione del mondo 2022 e 2023. Negli ultimi anni aveva anche iniziato a commentare le gare di Formula 1 sui social, con un seguito considerevole.

Come aveva raccontato la malattia

C’è un particolare che merita di essere ricordato. A inizio giugno era stato lui stesso ad annunciare pubblicamente, sui propri profili, di avere un tumore allo stomaco: aveva scelto di farlo per spiegare il repentino calo di peso che aveva preoccupato gli appassionati.

Lo fece con il carattere diretto che gli era riconosciuto, chiedendo esplicitamente di non ricevere messaggi di compassione. Sono passati poco più di due mesi.

Il cordoglio

L’Automobile Club d’Italia e il presidente Geronimo La Russa hanno espresso il cordoglio dell’ente, definendolo una figura di riferimento per una generazione di appassionati e un simbolo dell’automobilismo italiano.

Lascia il padre Cesare e la madre Francesca, il fratello Cristiano con i figli Cesare junior e Milla, la sorella Giorgia, la moglie Oxana e le figlie Mariapaola e Francesca, che gli sono state vicine fino all’ultimo.

Resta l’immagine di una Delta bianca e blu su uno sterrato finlandese, e l’idea, non scontata, che si possa essere ricordati per essere stati costantemente tra i migliori anche senza aver mai tagliato per primo un traguardo.