venerdì, Marzo 13

Consiglio Supremo di Difesa: Mattarella fissa la linea

Due ore di riunione al Quirinale, poi un comunicato finale che fissa in modo ufficiale e solenne la posizione dell’Italia sul conflitto in Iran. Il Consiglio Supremo di Difesa, presieduto dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e con la partecipazione della premier Giorgia Meloni, del ministro della Difesa Guido Crosetto e del ministro degli Esteri Antonio Tajani, ha concluso i lavori con una dichiarazione che non lascia margini di ambiguità: l’Italia non partecipa e non prenderà parte alla guerra, come già ribadito dal presidente del Consiglio in Parlamento.

La convocazione era attesa da giorni — anzi, era stata annunciata pubblicamente dopo i primi giorni del conflitto — ed è arrivata in un momento di tensione crescente: il missile sulla base italiana di Erbil aveva alzato ulteriormente il livello di allerta, e il dibattito parlamentare delle ultime 48 ore aveva evidenziato quanto fosse necessario un quadro di riferimento istituzionale chiaro. Il Consiglio Supremo di Difesa è l’organo preposto esattamente a questo: definire la linea strategica del Paese nei momenti più delicati.

Ma cosa stabilisce esattamente il comunicato finale? E cosa cambia concretamente per l’Italia?

“Grande preoccupazione per gli effetti destabilizzanti”: l’analisi della crisi

Il comunicato apre con una valutazione netta della situazione internazionale: il Consiglio ha espresso “grande preoccupazione per i gravi effetti destabilizzanti che questa crisi sta producendo nell’intera regione del vicino Medio Oriente e nell’area del Mediterraneo”. Un riferimento esplicito agli interessi strategici vitali dell’Italia — un Paese mediterraneo con basi militari nell’area, con circa 300 soldati in Iraq e con una dipendenza energetica dalle rotte del Golfo che la guerra ha reso improvvisamente fragilissima.

Il documento inserisce la crisi iraniana in un quadro più ampio di destabilizzazione dell’ordine internazionale, citando “l’irresponsabile aggressione della Russia all’Ucraina” come punto di svolta che ha aperto la strada a un moltiplicarsi di conflitti. E condanna senza ambiguità gli attacchi ai civili, con un riferimento esplicito alla strage della scuola di Minab: “Attacchi a civili, di cui troppo sovente sono vittime bambini come nel caso della strage della scuola di Minab, sono sempre inaccettabili.”

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