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Crans-Montana, il locale della strage: 100 euro l’ingresso, dubbi sulla licenza e una scala ridotta dopo i lavori

Emergono nuovi dettagli inquietanti sulla strage di Capodanno a Crans-Montana, dove l’incendio scoppiato all’interno del locale Le Constellation ha causato la morte di oltre quaranta persone, tra cui sei giovani italiani. Al centro dell’inchiesta delle autorità svizzere finiscono ora i prezzi della serata, la reale natura della licenza del locale, i lavori di ristrutturazione e soprattutto la sicurezza delle vie di fuga.

Una serata da 100 euro per entrare

La notte di San Silvestro, l’accesso al locale Le Constellation costava circa 100 franchi svizzeri a persona, una cifra equivalente a poco più di 100 euro. Un prezzo elevato, ma non insolito per una località alpina di lusso come Crans-Montana durante il Capodanno.

Secondo quanto riferito da alcuni presenti, una bottiglia di vodka sarebbe stata venduta a circa 300 euro, mentre cocktail e aperitivi avevano prezzi compresi tra i 15 e i 40 euro. Il locale era generalmente collocato in una fascia medio-alta, come confermato anche dalle recensioni online degli anni precedenti.

Proprio per la serata di Capodanno, però, sarebbe stata adottata una strategia diversa: prezzi non eccessivamente aumentati ma un numero molto elevato di tavoli e presenze all’interno del locale.

Il giallo della licenza: bar o discoteca?

Uno degli aspetti più delicati riguarda la licenza. Dai documenti depositati presso il Registro di commercio del Vallese Centrale, emerge che la società proprietaria aveva come oggetto sociale la gestione di esercizi pubblici nel settore della gastronomia, in particolare bar e ristoranti.

Nei documenti ufficiali non compaiono riferimenti espliciti a musica dal vivo, ballo o spettacoli, elementi che normalmente caratterizzano un’attività di discoteca. Eppure, da anni, Le Constellation veniva utilizzato anche come luogo da ballo, soprattutto durante eventi e feste notturne.

La scala originale: @fanpage

Questo scarto tra l’uso reale del locale e la licenza formalmente registrata è ora al vaglio della procura del Canton Vallese, che dovrà chiarire se l’attività svolta fosse compatibile con le autorizzazioni concesse.

I lavori del 2015 e la scala ridotta

Il locale nasce negli anni Settanta come bar in stile alpino, con interni in legno. Nel 2015 viene rilevato da Jacques Moretti e dalla moglie Jessica Maric, che avviano una profonda ristrutturazione del seminterrato.

I pannelli fonoassorbenti e il rivestimento in legno del locale: @fanpage

Le fotografie del cantiere documentano la demolizione degli spazi originari, la posa di isolamento in lana di roccia e l’installazione di pannelli fonoassorbenti. Ma uno degli interventi più controversi riguarda la scala di accesso.

Secondo le prime ricostruzioni, la scala che inizialmente aveva una larghezza di circa tre metri sarebbe stata ridotta a poco più di un metro dopo i lavori. Un restringimento che, nella notte dell’incendio, avrebbe contribuito in modo decisivo all’ingorgo umano che ha impedito a molte persone di fuggire.

Le uscite di emergenza e le testimonianze

Oltre alla scala principale, sarebbe esistita una seconda uscita di emergenza collocata in una saletta laterale. Tuttavia, secondo alcune testimonianze, questa uscita non era chiaramente segnalata e in diverse occasioni risultava parzialmente ostruita da arredi, come divani.

Un ex dipendente ha raccontato che nel locale non era presente un vero impianto antincendio e che gran parte delle superfici interne – pareti, colonne, pavimenti, divani e sedute – erano rivestite in legno o materiali facilmente infiammabili.

Sotto il controsoffitto, isolato con lana di roccia, erano stati installati pannelli fonoassorbenti. Proprio da questi ultimi, secondo le prime ipotesi investigative, si sarebbe sviluppato il rogo dopo l’innesco provocato dalle candele pirotecniche utilizzate sui tavoli.

Materiali, controlli e responsabilità

Le autorità stanno verificando se i materiali impiegati rispettassero le normative antincendio e se i controlli effettuati negli anni siano stati sufficienti. I proprietari hanno dichiarato di aver subito ispezioni periodiche e di aver sempre operato nel rispetto delle regole.

Resta però il nodo centrale: un locale affollato, utilizzato come discoteca, con vie di fuga limitate, materiali combustibili e un utilizzo di effetti pirotecnici in uno spazio chiuso.

L’inchiesta per omicidio colposo

La magistratura svizzera ha aperto un’inchiesta ipotizzando i reati di omicidio colposo e lesioni colpose. Sotto esame finiscono la concessione della licenza, i lavori di ristrutturazione, la riduzione delle uscite, la gestione delle presenze e l’organizzazione della serata di Capodanno.

Secondo gli inquirenti, la strage potrebbe non essere stata una fatalità, ma il risultato di una serie di scelte strutturali ed economiche che hanno compromesso la sicurezza.

Una tragedia che solleva interrogativi

Il caso di Crans-Montana solleva interrogativi profondi sul rapporto tra profitto, capienza e sicurezza nei locali notturni, soprattutto in contesti turistici di alto livello. Mentre proseguono le identificazioni delle vittime e l’assistenza ai feriti, l’attenzione resta puntata su ciò che, forse, avrebbe potuto evitare una delle stragi più gravi degli ultimi anni in Europa.

Continua a leggere per scoprire maggiori dettagli.