La questione è diventata presto un caso politico nazionale. La premier Giorgia Meloni, da San Patrignano, ha ribadito che «la droga fa schifo e rende schiavi», assicurando l’impegno del governo nella lotta agli stupefacenti. Intanto, la contrapposizione con il “fortino rosso” di Bologna si fa sempre più dura.
Dal Partito Democratico è arrivata la replica immediata. L’assessora Matilde Madrid ha sottolineato che «si tratta di un’iniziativa sanitaria, non ideologica». Sulla stessa linea il deputato dem Andrea De Maria, che ha definito la polemica della destra «strumentale e infondata», ricordando che «lo scopo è contrastare le dipendenze e tutelare la salute delle persone».
Bologna divisa
La frattura è netta. Da un lato chi accusa la Giunta Lepore di alimentare il degrado con scelte pericolose, dall’altro chi difende il provvedimento come misura pragmatica per contenere i danni sanitari. In mezzo, una città che da anni combatte con le zone di spaccio e con la crescita del consumo di crack, fenomeno che le associazioni definiscono «un’emergenza invisibile».
La partita è ora nelle mani della magistratura, che dovrà valutare la fondatezza della denuncia. Intanto, lo scontro politico tra maggioranza e opposizione si intensifica, trasformando Bologna in un simbolo di due visioni opposte: combattere le droghe solo con il pugno duro, o agire anche con strumenti di riduzione del danno.