Il caso Ilaria Salis torna in televisione e torna a dividere. A Quarta Repubblica, il programma di Nicola Porro andato in onda lunedì 20 aprile, è toccato al professor Angelo D’Orsi — storico e attivista, tra i più strenui difensori dell’europarlamentare — smontare pezzo per pezzo il controllo avvenuto in hotel il mattino del 28 marzo scorso, prima della manifestazione No Kings Italia. Una difesa elaborata e appassionata, che però si scontra con quanto emerge dall’inchiesta tedesca che aveva originato la segnalazione in ambito Schengen.
La difesa di D’Orsi: “Tre atti illegali e illegittimi”

D’Orsi non lascia spazio a sfumature. La scena del controllo in hotel è, a suo avviso, triplicemente illegale. Primo: la polizia italiana non poteva non sapere che quella stanza appartenesse a Ilaria Salis, europarlamentare. Secondo: una stanza d’albergo è giuridicamente equiparabile a un domicilio, e per accedervi serve il mandato di un magistrato. Terzo — ed è qui che la difesa si fa più tecnica — per un membro del Parlamento Europeo, equiparato a un deputato nazionale, nemmeno un magistrato sarebbe sufficiente: occorre il consenso dell’assemblea di cui è membro.
“Qui sono stati compiuti tre gesti illegali e dico anche illegittimi”, ha detto D’Orsi, aggiungendo una critica all’origine dell’intero procedimento: tutto sarebbe partito da una segnalazione della Germania, un paese straniero, e questo avrebbe ulteriormente aggravato le irregolarità. “I tedeschi non è che ci stiano mostrando Salis che piglia a martellate la gente, no?”, ha concluso il professore.
Il problema: cosa dice davvero l’inchiesta tedesca
Ed è proprio qui che il ragionamento di D’Orsi si inceppa. Perché l’inchiesta tedesca, secondo quanto trapelato durante la trasmissione, non è acqua fresca. Il nome di Ilaria Salis — che non è accusata di reati, va detto chiaramente — appare comunque molte volte nel fascicolo. E la sua posizione non è quella di un soggetto marginale o di passaggio: viene descritta come “membro estero” della cosiddetta Banda del martello, il gruppo accusato di atti violenti tra cui quelli che avevano portato al processo di Budapest.