Operazione congiunta nella notte: colpite 24 province
Il Medio Oriente vive ore di altissima tensione dopo l’operazione militare congiunta lanciata nella notte tra venerdì e sabato da Stati Uniti e Israele contro obiettivi strategici in Iran. Secondo quanto riferito dalla Mezzaluna Rossa iraniana, il bilancio provvisorio è di 201 morti e 747 feriti in 24 province del Paese.
Le esplosioni hanno interessato Teheran, Isfahan, Qom, Minab e altre città. Gli attacchi avrebbero colpito basi militari, strutture legate al programma missilistico e complessi istituzionali. Fonti della sicurezza israeliana parlano di un’operazione pianificata per mesi con l’obiettivo di neutralizzare infrastrutture considerate strategiche.
La scuola colpita e le vittime civili
Nel sud dell’Iran, nella contea di Minab, sarebbe stata colpita anche una scuola femminile. La televisione di Stato iraniana ha parlato inizialmente di 51 vittime, mentre le autorità locali hanno successivamente indicato un bilancio fino a 85 morti. Le informazioni, al momento, non sono verificabili in modo indipendente.
La notizia ha alimentato ulteriormente la tensione interna e internazionale, mentre da Teheran sono partiti messaggi ai residenti invitandoli, se possibile, a lasciare la capitale mantenendo la calma.
Netanyahu: “Molti indizi indicano che Khamenei è morto”

Nel tardo pomeriggio il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato che “molti indizi indicano che Ali Khamenei è morto”. Non esistono al momento conferme ufficiali da parte iraniana, ma fonti israeliane parlano di “altissima probabilità” che la Guida Suprema non sia sopravvissuta al raid che avrebbe distrutto il complesso nel quartiere Pasteur di Teheran.
I media iraniani riferiscono inoltre che il genero e la nuora di Khamenei sarebbero rimasti uccisi nei bombardamenti. Il consiglio comunale della capitale li ha definiti “martiri”.
Chiuso lo Stretto di Hormuz: allarme globale
Uno degli sviluppi più delicati riguarda la presunta chiusura dello Stretto di Hormuz, attraverso cui transita circa un quinto del petrolio mondiale. Secondo fonti rilanciate da Reuters, nessuna nave sarebbe autorizzata ad attraversare il passaggio strategico. Una decisione che potrebbe avere conseguenze immediate sui mercati energetici e sull’economia globale.



















