La cattura di Nicolás Maduro da parte degli Stati Uniti apre una fase estremamente delicata sul piano internazionale, con ripercussioni che vanno ben oltre i confini del Venezuela. Mentre la Cina attacca frontalmente Washington parlando di violazione del diritto internazionale, cresce anche la preoccupazione dell’Italia per la sorte dei propri connazionali detenuti a Caracas, in particolare del cooperante veneziano Alberto Trentini.
L’operazione militare americana, avvenuta nella notte tra il 2 e il 3 gennaio, ha portato all’arresto del presidente venezuelano e della moglie, trasferiti negli Stati Uniti per essere processati. Un evento che ha immediatamente scosso gli equilibri diplomatici globali e acceso nuovi timori sul futuro del Paese sudamericano.
La dura reazione della Cina: “Rilasciatelo subito”
Pechino ha reagito con fermezza all’arresto di Maduro, chiedendone il rilascio immediato e accusando gli Stati Uniti di aver compiuto un’azione illegittima. Secondo la Cina, la cattura di un capo di Stato in carica da parte di una potenza straniera rappresenta una violazione grave della sovranità nazionale e un precedente pericoloso per l’ordine internazionale.
La leadership cinese ha inoltre chiesto che venga garantita la sicurezza personale di Maduro e della moglie, avvertendo che l’uso della forza al di fuori dei meccanismi multilaterali rischia di aggravare ulteriormente il collasso del diritto internazionale.
L’Italia segue minuto per minuto la crisi
In questo scenario di forte instabilità, l’Italia osserva con particolare attenzione l’evolversi della situazione. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha dichiarato che la Farnesina sta seguendo “minuto per minuto” quanto accade in Venezuela, invitando i connazionali presenti nel Paese alla massima prudenza.
Il governo italiano è in costante contatto con gli Stati Uniti per verificare se il cambio di scenario politico possa aprire spiragli concreti per la liberazione degli italiani detenuti nelle carceri venezuelane.
Il caso Alberto Trentini: speranza e paura
Al centro dell’attenzione c’è soprattutto la vicenda di Alberto Trentini, cooperante originario del Lido di Venezia, detenuto nel carcere di El Rodeo, a Caracas, dal novembre 2024. La sua detenzione, priva di accuse circostanziate, ha mobilitato negli ultimi mesi istituzioni, associazioni e l’intera comunità veneziana.
L’arresto di Maduro potrebbe teoricamente rappresentare una svolta positiva, con la possibile liberazione dei prigionieri politici. Tuttavia, il timore è che la fase di transizione possa invece peggiorare la situazione, soprattutto se i sostenitori dell’ex presidente dovessero mantenere il controllo di parti dell’apparato statale.
La Farnesina: “Lavoriamo per riportarli a casa”
Intervenendo al Tg2, Tajani ha ribadito che l’Italia sta lavorando anche per la liberazione di Trentini e degli altri italiani detenuti. “Speriamo che con il cambio di regime e con l’uscita di scena di Maduro si possa riuscire a riportarli a casa”, ha dichiarato il ministro.
Secondo quanto filtra da ambienti diplomatici, Roma avrebbe chiesto agli Stati Uniti di inserire anche la liberazione di cittadini italiani tra le condizioni di eventuali accordi legati alla fase post-Maduro.
Famiglie in apprensione e comunità mobilitate
Intanto, cresce l’angoscia delle famiglie. A Venezia, i genitori di Alberto Trentini vivono ore di attesa cariche di speranza e timore. Le istituzioni locali hanno ricevuto rassicurazioni sull’impegno costante del governo, ma l’incertezza resta altissima.
Negli ultimi mesi si sono moltiplicati appelli, manifestazioni e prese di posizione pubbliche per chiedere la liberazione del cooperante, diventato simbolo della battaglia per i diritti dei detenuti politici in Venezuela.
Uno scenario globale sempre più instabile
La crisi venezuelana si sta trasformando in un banco di prova per i rapporti tra le grandi potenze. Da un lato gli Stati Uniti, decisi a guidare una transizione politica anche in funzione di interessi strategici ed energetici; dall’altro Cina e parte della comunità internazionale, che denunciano un’azione unilaterale e pericolosa.
In mezzo, Paesi come l’Italia cercano di proteggere i propri cittadini e di evitare che il caos politico si traduca in ritorsioni o in un ulteriore irrigidimento del regime carcerario.
Le prossime ore saranno decisive per capire se l’arresto di Maduro aprirà davvero una fase di cambiamento o se il Venezuela diventerà l’ennesimo epicentro di una crisi globale senza precedenti.


















