Con delicatezza racconta anche la fragilità del padre negli ultimi giorni: “Nelle mie mani hai affidato le tue paure. Ho provato ad accarezzarti con tutta la delicatezza di cui sono capace”. Parole che restituiscono l’immagine di un figlio che si è fatto presenza, cura, protezione — quando normalmente i ruoli erano invertiti.
“Ora sei libero dai patimenti del corpo”
D’Amore non entra nei dettagli della malattia, ma le sue parole lasciano intendere una sofferenza fisica lunga e difficile. Il saluto finale porta con sé il sollievo misto al dolore di chi ha visto un proprio caro lottare: “Ciao Marcellino mio, ora che sei nella luce, finalmente libero dai patimenti del corpo, ti prego di non dimenticarti di me”. E poi la richiesta più intima: “Proteggimi”.
L’addio in napoletano con Sergio Bruni
Il post si chiude con un verso in napoletano, tratto dal repertorio di Sergio Bruni — cantante amatissimo dal padre: “Vieneme ‘nzuonno si… vieneme ‘nzuonno”. Vienimi in sogno. Un addio che è anche una speranza, quella di non perdere davvero chi si ama anche quando non c’è più. Accanto alle parole, una foto di D’Amore appena nato in braccio al padre Marcello — un’immagine che vale più di qualsiasi descrizione.
Un messaggio che ha commosso migliaia di persone, colleghi, fan e chiunque abbia mai perso un genitore. Perché in quelle parole c’è qualcosa di universale — il tentativo disperato e bellissimo di dire a chi amiamo tutto quello che non abbiamo detto abbastanza.