martedì, Aprile 21

Mattarella blocca il decreto Sicurezza sul bonus rimpatri

Il decreto Sicurezza è arrivato in aula alla Camera questa mattina alle 9, senza mandato al relatore, con il governo pronto a porre la questione di fiducia. Ma il clima è tutt’altro che ordinario: il Quirinale ha messo un paletto chiaro sul provvedimento, l’opposizione promette ostruzionismo e il centrodestra non ha ancora trovato una soluzione che regga. Il conto alla rovescia è iniziato: sabato 25 aprile il decreto perde efficacia se non viene convertito in legge.

Mattarella non firmerà la norma così com’è

Il nodo è noto: l’emendamento che prevede un compenso di 615 euro per gli avvocati che favoriscono il rimpatrio volontario dei loro assistiti migranti è finito sotto il faro del Quirinale. Il messaggio che filtra dal Colle è netto: se quella norma resterà invariata, Mattarella non la firmerà. Il motivo è costituzionale — la misura incide sul diritto di difesa, trasformando potenzialmente l’avvocato da difensore dell’assistito a esecutore della volontà governativa.

Nella notte le commissioni Affari costituzionali e Giustizia della Camera stavano lavorando a un emendamento correttivo. L’ipotesi è però sfumata: qualsiasi modifica richiederebbe un ritorno al Senato dopo il via libera della Camera, e i tempi sono strettissimi. Con le opposizioni che promettono di fare ostruzionismo, la maggioranza non è sicura di potersi permettere un doppio passaggio parlamentare entro sabato.

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L’ipotesi del decreto stralcio

Tra le soluzioni circolate nelle ultime ore c’è quella di un nuovo decreto ad hoc per abrogare la norma contestata — un’idea lasciata intendere dal capogruppo di Forza Italia alla Camera Enrico Costa, che aveva annunciato un ordine del giorno in tal senso. Ma anche questa strada è scivolosa: un decreto stralcio rischierebbe di essere interpretato come una forzatura rispetto ai dettami del Colle, con conseguenze politiche difficili da gestire.

Il risultato è un governo che questa mattina si presenta in aula senza una soluzione chiara, con la questione di fiducia come unico strumento certo e una norma che il Presidente della Repubblica ha già fatto capire di non voler firmare.

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