La presidente del Consiglio ha poi rimarcato il proprio rammarico per quello che ha definito un cambio di idea sul tema dell’interesse nazionale, ricordando come l’azione del governo sia coerente con il programma per cui anche quei deputati erano stati eletti all’interno della coalizione di centrodestra.
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“La vera destra non è funzionale alla sinistra”
Il momento più tagliente è arrivato sulla questione identitaria. Meloni ha respinto con nettezza l’idea che il vero conservatorismo possa coincidere con scelte capaci di avvantaggiare il fronte progressista. “La vera destra non è mai funzionale alla sinistra”, ha scandito, lanciando un messaggio chiaramente indirizzato ai vannacciani e alla loro pretesa di rappresentare l’area più autentica del centrodestra.
Una frase che fotografa la posta in gioco: la contesa sull’egemonia all’interno dello spazio politico di destra, conteso ormai apertamente tra il partito della premier e il movimento del generale.
Una frattura sempre più profonda
Lo scontro in Aula conferma quanto la rottura tra le due forze sia ormai consumata. Da una parte un esecutivo che difende la propria linea e rivendica coerenza programmatica, dall’altra un soggetto politico in crescita nei sondaggi e deciso a ritagliarsi uno spazio autonomo. Il duello tra Meloni e Vannacci, fino a poche settimane fa giocato soprattutto a colpi di dichiarazioni, si trasferisce ora dentro le istituzioni, dove ogni voto diventa terreno di battaglia. Un segnale di come gli equilibri del centrodestra siano destinati a restare al centro del dibattito nei prossimi mesi.