«Gli insulti, le minacce, gli epiteti e quant’altro ancora, ricevuti da me e dalla mia famiglia in questi giorni sono incomprensibili ed inaccettabili»
, aveva scritto Pucci.
La scelta del comico aveva generato un acceso dibattito fin dall’annuncio: alcuni commentatori avevano messo in discussione la sua presenza sul palco dell’Ariston per via di posizioni espresse in passato e battute considerate divisive.
Sanremo e il terreno dello scontro politico
Il Festival, ancora prima di iniziare, si ritrova così al centro di una polemica che va ben oltre lo spettacolo. L’intervento della premier ha infatti contribuito a trasformare una questione artistica in un caso politico nazionale.
Da un lato c’è chi difende la libertà di espressione dell’artista e condanna eventuali minacce; dall’altro chi ritiene legittima la critica pubblica rispetto alla scelta dei conduttori di un evento simbolo del servizio pubblico.
Il rischio, secondo diversi osservatori, è che il Festival di Sanremo 2026 venga trascinato in una spirale di contrapposizioni ideologiche prima ancora dell’apertura del sipario.
Il ruolo della Rai e di Carlo Conti
La Rai e il direttore artistico Carlo Conti non hanno al momento rilasciato dichiarazioni ufficiali dopo la rinuncia. La scelta di Pucci come co-conduttore era stata presentata come parte di un’edizione improntata alla pluralità di linguaggi e stili comici.
Ora resta da capire chi prenderà il suo posto e se la vicenda lascerà strascichi anche all’interno dell’organizzazione del Festival.
Intanto il dibattito continua sui social e nei palazzi della politica, con Sanremo che ancora una volta si conferma non solo un evento musicale, ma uno specchio delle tensioni culturali e politiche del Paese.


















