mercoledì, Giugno 3

Parata del 2 giugno, la rivolta dei preti contro i cappellani militari

La loro missione, ha sottolineato il vescovo, è ben altra: accompagnare umanamente e spiritualmente le persone in divisa, custodire la coscienza, ricordare il valore inviolabile di ogni vita e portare una parola di pace nei luoghi segnati dalla fatica, dalla paura e dal dolore.

Le critiche di Pax Christi

Sulla stessa lunghezza d’onda si è collocato anche Pax Christi, storico movimento cattolico per la pace nato nel 1945, che ha criticato la presenza dei cappellani militari alla parata del 2 giugno, una novità assoluta.

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Tornando sul tema, monsignor Savino ha poi affidato a Repubblica una riflessione che riassume bene lo spirito della protesta: rispetto per le persone, ma forte preoccupazione per il significato di quel gesto.

L’eredità di don Milani

La vicenda assume un valore simbolico ancora più forte se si considera che cade a 60 anni dal processo a don Lorenzo Milani, finito sotto accusa per la sua celebre lettera contro i cappellani militari e in difesa dell’obiezione di coscienza.

In quello scritto il priore di Barbiana metteva in discussione l’idea stessa di patria e definiva le armi come strumenti destinati solo a distruggere, contrapponendo a esse le uniche armi che riteneva nobili: lo sciopero e il voto. Don Milani e Luca Pavolini, allora direttore del settimanale del Pci che pubblicò la lettera, furono assolti in primo grado ma condannati in appello nel 1967, quando il sacerdote era ormai già morto.

Una storia che torna oggi di stringente attualità. Come ha osservato l’arcivescovo di Firenze Gherardo Gambelli, don Milani si era sbagliato nel prevedere che divise e cappellani sarebbero presto finiti solo nei musei. Eppure, proprio perché quella previsione non si è avverata, il suo “no” alla guerra resta più vivo che mai. Nonostante i cappellani militari e nonostante le parate del 2 giugno.

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