L’affluenza si è attestata al 61,63%, anche in questo caso oltre la media italiana. A livello provinciale, la più alta partecipazione si registra a Pordenone con il 62,84%, seguita da Gorizia al 62,03%, Udine al 61,86% e Trieste al 59,25%. Nel comune di Trieste, il dato finale si ferma poco sotto il 59%, comunque molto elevato.
Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta restano in bilico
Più incerta, invece, la situazione in Trentino-Alto Adige, dove nelle prime fasi dello scrutinio il Sì risultava avanti di misura con il 50,71% contro il 49,29% del No. Un margine stretto, insufficiente per una lettura definitiva, anche perché mancavano ancora molte sezioni decisive, comprese quelle dei capoluoghi.
Il dettaglio provinciale mostrava un Sì al 51,34% nella provincia di Trento e al 50,33% in quella di Bolzano. Un equilibrio fragile, destinato a oscillare fino alle ultime schede.
Anche la Valle d’Aosta si muoveva sul filo, con un testa a testa quasi perfetto: Sì al 49,79% e No al 50,21%. Nel comune di Aosta, invece, risultava avanti il No, segnale di una competizione aperta fino all’ultimo voto.
Il Nord vota diversamente dal resto del Paese
Il dato più interessante, al di là del verdetto nazionale, è proprio la frattura geografica emersa dallo scrutinio. Mentre il No si afferma in gran parte delle regioni italiane, il Sì trova le sue roccaforti in tre aree chiave del Nord, tutte accomunate da un’alta partecipazione e da un orientamento politico che sembra aver letto la riforma in modo diverso rispetto al resto d’Italia.
Non è un dettaglio marginale. Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia non sono soltanto tre regioni favorevoli alla riforma: sono tre territori economicamente forti, politicamente rilevanti e tradizionalmente molto sensibili ai temi dell’efficienza istituzionale e del funzionamento dello Stato.
Una mappa che peserà nel dopo-referendum
La vittoria del No chiude la partita formale sul piano nazionale, ma la mappa del voto apre già una nuova fase politica. Il fatto che il Sì abbia prevalso proprio in alcune delle regioni più produttive e partecipative del Paese offrirà inevitabilmente materiale di riflessione sia al governo sia alle opposizioni.
Per la maggioranza, questi dati consentono di rivendicare che la riforma non è stata respinta in modo uniforme e che, anzi, una parte rilevante dell’Italia l’ha sostenuta con convinzione. Per il fronte del No, invece, resta il successo complessivo nazionale, ma con la consapevolezza che il voto del Nord racconta un disagio istituzionale e una domanda di cambiamento che continueranno a pesare nel dibattito pubblico.
Il referendum si chiude quindi con due verità parallele: il No vince in Italia, ma il Sì trova nel Nord la sua base più solida. Ed è da questa contraddizione politica e territoriale che ripartirà lo scontro dei prossimi mesi.