Selvaggia Lucarelli ha deciso di non usare il fioretto. Sul Fatto Quotidiano è uscito uno dei pezzi più feroci della stagione politica italiana — un attacco lungo, elaborato e stilisticamente curato contro Silvia Salis, sindaca di Genova e possibile protagonista della futura leadership del campo largo. Un’invettiva che ha già fatto il giro dei social e che, a uno sguardo meno superficiale, racconta qualcosa di più di una semplice antipatia personale.
“L’androide forgiata in laboratorio”

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Il filo conduttore dell’attacco è quello dell’artificialità. Lucarelli costruisce un’immagine di Salis come prodotto politico confezionato a tavolino, senza un grammo di spontaneità. “Covata sotto l’ala protettrice di Malagò al Coni, forgiata nel laboratorio di Franceschini come futura Prodi”, scrive, descrivendo un percorso politico progettato con chirurgica precisione dagli “alchimisti del Pd” che “ci hanno lavorato strenuamente per anni”.
La ricostruzione è grottesca e volutamente esagerata: un laboratorio segreto in casa Franceschini con una porta nascosta dietro un ritratto di Romano Prodi, lo sport del lancio del martello scelto perché evoca la falce ma senza i rischi del radicalismo, il passaggio al Coni come fase di collaudo in un ambiente lontano da qualsiasi conflitto sociale. Ogni dettaglio viene presentato come parte di un progetto deliberato, non come il risultato di scelte umane e di una carriera costruita nel tempo.
“Alta un metro e 80 per evocare la superiorità morale”
Nemmeno l’aspetto fisico viene risparmiato. “Sul piano estetico Salis è stata progettata con chirurgica attenzione al dettaglio, perfetta per rappresentare l’anti-Meloni: alta un metro e 80 per evocare la superiorità morale ma pure genetica, bionda come Giorgia ma con una chioma sintetica”. E ancora: “Voce ferma, calibrata, quasi istituzionale, progettata per non incrinarsi mai, l’esatto opposto di quella di Giorgia Meloni, che trasforma ogni intervento in una lite di condominio”.
Il limite dell’androide, secondo Lucarelli, sta nello sguardo: fisso, inespressivo, inquietante. “Quando vedo i video di Salis su Instagram ho sempre la sensazione che non stia guardando la camera ma il mio algoritmo”. Una battuta che, nel mezzo di un attacco così strutturato, colpisce proprio per la sua apparente leggerezza.
Il concerto techno, gli occhiali da 520 euro e i sacchi di sale
Lucarelli non risparmia nemmeno la foto virale di Salis dietro alla consolle di un dj set a Genova, quella che aveva fatto discutere per settimane. La spiegazione fornita è surreale: la dj Charlotte de Witte era una figurante, e nelle casse c’erano sacchi di sale. “Un vero capolavoro di comunicazione e proselitismo, all’insaputa di quasi tutti”. Il tutto condito dal dettaglio degli occhiali Bottega Veneta da 520 euro: “Quell’evidente profumo di proletariato”, scrive con sarcasmo.
La chiusura è dedicata all’unico vero problema dell’androide, secondo Lucarelli: il cognome. Salis, come Ilaria. Una coincidenza scomoda che rischia di creare confusione nella testa degli elettori.
Perché ora, perché sul Fatto: la regia di Conte
La domanda che si pongono gli osservatori politici non è tanto cosa pensi Lucarelli di Salis, ma perché questo attacco esca adesso e su quel giornale. Il Fatto Quotidiano è da tempo la sponda mediatica più fedele di Giuseppe Conte, e Travaglio non è noto per pubblicare pezzi che danneggiano i suoi riferimenti politici per puro piacere letterario.
Silvia Salis, con la sua popolarità crescente e il suo profilo istituzionale, è considerata da molti la rivale più temibile di Conte nella corsa alla guida del campo largo. Un attacco preventivo, feroce, costruito per sollevare dubbi sulla sua autenticità prima ancora che la partita sia ufficialmente aperta, è esattamente il tipo di operazione che si fa quando si teme un avversario. Più che un’invettiva selvaggia, come la definisce il giornale stesso, sembra una coreografia precisa. E il regista, anche se non compare nel pezzo, non è difficile da identificare.