giovedì, Marzo 12

Missile sulla base italiana di Erbil in Iraq: 300 militari al riparo nei bunker. Parlano Crosetto e Tajani

La matrice dell’attacco resta al momento incerta. Tajani ha chiarito che le indagini sono in corso: “Non sappiamo se l’obiettivo fossero specificamente gli italiani o l’intero comprensorio internazionale. Non si capisce se sia stato un missile iraniano o di milizie filo-iraniane.” Nella stessa serata, i media locali avevano già segnalato attacchi nell’area di Erbil contro la presenza militare americana.

Secondo fonti del Pentagono citate dal New York Times, Teheran e i suoi alleati stanno intensificando l’uso di droni e missili non solo contro obiettivi militari diretti, ma anche verso strutture frequentate da personale straniero. L’obiettivo non sembra essere lo scontro frontale, ma una strategia di logoramento volta a indebolire i sistemi difensivi e ottenere una “vittoria politica” attraverso la resistenza prolungata. Sempre nel Kurdistan iracheno, una milizia filo-iraniana aveva già colpito con uno sciame di droni un hotel di lusso a Erbil frequentato da militari americani: segnale che l’Iran conosce bene i movimenti del personale straniero nella regione, anche in strutture civili.

“Valutiamo, poi decidiamo”: la risposta italiana

Tajani ha scelto toni fermi ma misurati: “Valutiamo bene quello che è accaduto, poi decideremo gli atti da compiere.” Una risposta che lascia aperte tutte le opzioni senza annunciare escalation immediate. Il governo italiano si trova ora in una posizione delicata: poche ore prima Meloni aveva ribadito al Parlamento che l’Italia non vuole entrare in guerra, e che l’uso delle basi americane per operazioni offensive richiederebbe un voto del Parlamento. L’attacco a Erbil cambia il quadro — o almeno lo complica. Con 300 soldati nel mirino, il margine per restare neutrali si assottiglia.

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