In particolare, ha difeso il ruolo di Bellavia, spiegando che il consulente sarebbe stato a sua volta vittima di un furto e che non esistono accuse formali o procedimenti giudiziari a suo carico per attività di spionaggio o raccolta illecita di dati. Secondo Ranucci, le affermazioni di Barbareschi sarebbero il risultato di una narrazione alimentata da alcuni ambienti politici e mediatici ostili alla trasmissione d’inchiesta.
Il conduttore di Report ha inoltre ricordato come la collocazione in palinsesto non sia casuale, sottolineando che sarebbe stato lo stesso Barbareschi a chiedere di andare in onda subito dopo la sua trasmissione per beneficiare del traino di ascolti.
Una frattura che va oltre i protagonisti
Lo scontro tra Barbareschi e Ranucci non appare come un semplice diverbio personale, ma come il riflesso di una tensione più ampia che attraversa la Rai. Da un lato, la difesa della libertà d’inchiesta e dell’autonomia giornalistica rivendicata da Report; dall’altro, la richiesta di tutela della reputazione e della privacy avanzata da chi ritiene di essere finito sotto osservazione.















