Le autorità svizzere stanno verificando se il locale rispettasse effettivamente tutti i requisiti richiesti, sia prima dell’apertura sia dopo i lavori di ristrutturazione effettuati negli ultimi anni.
Le ipotesi sull’origine dell’incendio
Tra le piste al vaglio degli inquirenti c’è l’uso delle cosiddette “fontane pirotecniche”, dispositivi applicati alle bottiglie durante le feste. Le scintille avrebbero innescato il rogo, propagatosi rapidamente a causa dei materiali presenti sul soffitto.
Su questo punto Briatore ha ricordato di aver bandito da tempo simili dispositivi dai suoi locali, sostituendoli con sistemi elettrici proprio per ridurre i rischi.
L’inchiesta e le responsabilità
L’indagine aperta ipotizza reati pesanti: incendio, omicidio colposo e lesioni. Sotto esame ci sono i gestori, i progettisti, i materiali utilizzati e l’intera catena di controlli che avrebbe dovuto garantire la sicurezza degli avventori.
Il bilancio ufficiale parla di decine di vittime e oltre cento feriti, molti dei quali giovanissimi. Tra i morti sono stati identificati anche ragazzi italiani tra i 16 e i 17 anni, mentre restano ancora dispersi alcuni connazionali.
Una tragedia che riapre il tema della sicurezza nei locali
Le parole di Briatore si inseriscono in un dibattito più ampio, che richiama tragedie del passato e l’importanza delle normative introdotte proprio dopo episodi simili. Norme che prevedono materiali ignifughi, controlli rigorosi e criteri stringenti per la concessione delle licenze.
Crans-Montana rischia ora di diventare un nuovo simbolo di ciò che accade quando la sicurezza viene sottovalutata. Per molti, non si tratta più di capire come sia iniziato l’incendio, ma perché un locale in quelle condizioni fosse pieno di ragazzi quella notte.





















