Addio a Chiara Valentini, storica giornalista e biografa di Berlinguer

Con il passaggio a L’Espresso racconta la fine della Prima Repubblica, la crisi del Pci e le trasformazioni della sinistra dopo la caduta del Muro di Berlino, temi affrontati anche nel saggio “Il nome e la cosa”.

Le battaglie per i diritti delle donne

Negli anni Novanta e Duemila il suo lavoro si concentra sempre più sulla condizione femminile. Dai reportage sugli stupri etnici in Bosnia nasce il pamphlet “L’arma dello stupro”, mentre libri come “Le donne fanno paura”, “La fecondazione proibita” e “O i figli o il lavoro” diventano punti di riferimento nel dibattito pubblico sui diritti, la maternità e il lavoro.

Il suo impegno si intreccia con le iniziative dei nuovi femminismi e con l’attività del gruppo Controparola, di cui è stata una delle fondatrici.

Il ricordo delle colleghe

“Una vera militante del femminismo della prima ora”, così la ricordano le giornaliste e scrittrici di Controparola, che ne sottolineano l’autorevolezza, lo sguardo originale e la capacità di indagare e raccontare la realtà andando oltre le apparenze.

Con Chiara Valentini se ne va una protagonista del giornalismo italiano, una voce critica e indipendente che ha lasciato un segno profondo nella cultura e nel dibattito civile del Paese.

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