Da presidente della Camera alla Caritas: la parabola di Irene Pivetti
Da figura di spicco della politica italiana a donna costretta a bussare alle porte della Caritas per chiedere un pacco di viveri. È il drammatico racconto di Irene Pivetti, presidente della Camera dal 1994 al 1996 e condannata a quattro anni di carcere per evasione fiscale e autoriciclaggio nella vicenda delle finte vendite di Ferrari in Cina. Oggi, in una lunga intervista a Il Giornale, la Pivetti ha ripercorso i momenti più duri della sua vita, ammettendo di essere arrivata a non avere più nulla: né lavoro, né sostegno, né soldi per fare la spesa.
«Non avevo più soldi, ho venduto tutto»
«Non mi vergogno a dire che non avevo i soldi per mangiare», ha raccontato con voce rotta dall’emozione. Dopo la condanna, infatti, Pivetti si è ritrovata emarginata, abbandonata dal mondo della politica e rifiutata dalle aziende: «Ero diventata come appestata. Nessuno voleva che facessi consulenze, nessuno voleva avere a che fare con me». Per andare avanti, ha iniziato a vendere ogni oggetto possibile: «Ho venduto tutto quello che potevo ai rigattieri, perfino i regali di nozze. Nei momenti peggiori, durante il lockdown, i mercatini erano chiusi e non riuscivo neppure a fare la spesa».
L’umiliazione e la Caritas
Il racconto dell’ex presidente della Camera si fa ancora più pesante quando ricorda di essersi rivolta alla Caritas di San Vincenzo: «Andavo a ritirare pacchi di cibo in scatola e lattine. Non è facile, per una persona che ha ricoperto incarichi istituzionali così importanti, ammettere di aver dovuto chiedere aiuto per sfamarsi. Ma la vita a volte ti mette di fronte a prove che non avresti mai immaginato».
Il lavoro in una cooperativa di ex detenuti
A restituirle un minimo di dignità è stato il lavoro trovato nella cooperativa Mac Servizi, gestita da ex detenuti. «All’inizio facevo le pulizie come volontaria», spiega. Poi, con il tempo, la cooperativa le ha riconosciuto un piccolo stipendio: «Guadagnavo mille euro al mese. Quando ho ricevuto il primo stipendio non potevo crederci. Finalmente avevo i soldi per mangiare, per tornare a vivere». Un’esperienza che Pivetti racconta con gratitudine: «Loro mi hanno accolto senza giudicarmi, quando tutti mi avevano voltato le spalle».
Un simbolo della caduta dal potere
La parabola di Irene Pivetti è l’ennesima dimostrazione di come il successo politico e mediatico possa trasformarsi in solitudine. La donna che a soli 31 anni era diventata la più giovane presidente della Camera nella storia della Repubblica si è ritrovata, a distanza di trent’anni, a vivere di espedienti. «La politica è sparita», racconta, «gli amici anche. Sono rimasta sola, senza sapere come andare avanti».
Il peso della condanna
La vicenda giudiziaria che l’ha travolta riguarda le finte compravendite di Ferrari in Cina, operazioni contestate come veicolo di evasione e riciclaggio. Pivetti si è sempre dichiarata innocente, ma la sentenza del tribunale ha sancito la sua condanna a quattro anni. Una macchia che le ha impedito di continuare qualsiasi attività professionale e l’ha relegata ai margini della società: «Ogni porta mi è stata chiusa in faccia».