Raid russo senza precedenti: colpita l’ambasciata del Qatar a Kiev, terrore in Europa

Un’esplosione improvvisa ha squarciato il silenzio della notte a Kiev, trasformando il buio in un lampo accecante e il quieto scorrere delle ore in una sequenza di boati, sirene e paura. Nelle ultime ore l’Ucraina è stata colpita da uno dei raid più intensi dall’inizio del conflitto, un attacco coordinato che ha preso di mira la capitale e altre aree strategiche del Paese, segnando un nuovo e inquietante salto di qualità nell’offensiva russa.

Secondo quanto comunicato dalle autorità ucraine, tra gli obiettivi colpiti figura anche l’ambasciata del Qatar a Kiev. Un evento che ha immediatamente assunto una portata diplomatica enorme, perché riguarda uno Stato che negli ultimi mesi ha svolto un ruolo centrale nei delicati negoziati umanitari tra Mosca e Kiev, in particolare per lo scambio di prigionieri e il rimpatrio dei civili ucraini trasferiti in Russia.

L’attacco notturno e il colpo alla diplomazia

Il presidente Volodymyr Zelensky ha denunciato pubblicamente il danneggiamento della sede diplomatica, parlando di un segnale gravissimo inviato alla comunità internazionale. Colpire un’ambasciata significa superare una soglia simbolica che va oltre la dimensione militare e tocca direttamente il sistema delle relazioni tra Stati.

Il Qatar, negli ultimi mesi, era emerso come uno degli interlocutori più attivi nei canali di mediazione, soprattutto sui dossier più sensibili legati ai prigionieri di guerra e ai bambini ucraini trasferiti fuori dal Paese. Il raid che ha interessato l’ambasciata viene letto da Kiev come un messaggio politico diretto, oltre che come un atto di forza militare.

Numeri senza precedenti: droni, missili e armi ipersoniche

La portata dell’offensiva è stata descritta dalle autorità ucraine con cifre impressionanti. L’attacco sarebbe stato condotto attraverso l’impiego coordinato di 242 droni e 22 missili da crociera, lanciati in più ondate per saturare le difese aeree. Ma a preoccupare maggiormente è stato l’utilizzo del missile balistico a medio raggio Oreshnik, una tecnologia ipersonica che Mosca avrebbe iniziato a impiegare con crescente frequenza.

Secondo gli analisti militari, l’obiettivo non è solo colpire infrastrutture specifiche, ma testare la capacità di risposta dei sistemi di difesa occidentali forniti all’Ucraina e inviare un segnale diretto anche ai Paesi della Nato. La combinazione di droni, missili da crociera e vettori balistici rappresenta una strategia di logoramento pensata per mettere sotto pressione costante il sistema di difesa ucraino.

Vittime civili e infrastrutture al collasso

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