Una frase pronunciata pochi istanti prima dell’inferno. Parole che oggi risuonano come una condanna morale e che potrebbero diventare anche un elemento centrale nelle indagini sulla strage di Crans-Montana. «C’è pochissima gente». È questo il pensiero che ossessionava i proprietari del locale Le Constellation nella notte di San Silvestro, mentre all’interno del discobar si stava consumando una delle peggiori tragedie della storia recente svizzera.
Secondo quanto emerge dalle testimonianze e dagli atti, Jessica Moretti, co-proprietaria del locale insieme al marito Jacques Moretti, non avrebbe manifestato preoccupazione per la sicurezza o per il sovraffollamento, ma per l’esatto opposto: pochi clienti, pochi incassi, poca “atmosfera”. «Dobbiamo farne entrare di più», avrebbe ripetuto poco prima del rogo. Una frase che oggi appare agghiacciante.

Più clienti, più profitto: la notte della tragedia
Mezzanotte di San Silvestro. Nel locale si balla, si brinda, si accendono fontane pirotecniche, diventate negli anni una vera e propria “specialità” del Constellation. Ma quella sera, secondo quanto riferito, i proprietari sarebbero stati insoddisfatti dell’affluenza. L’obiettivo era chiaro: aumentare il numero di persone all’interno per creare la cosiddetta atmosfera giusta.
Una logica che oggi, alla luce di 40 morti e decine di feriti, assume contorni drammatici. Le indagini dovranno stabilire se quella pressione ad “aprire le porte” abbia contribuito a rendere il locale ancora più pericoloso in un contesto già segnato da gravi carenze strutturali.
Cyane, la ragazza “cresciuta come una figlia”
Tra le vittime c’è Cyane Panine, 24 anni, una delle ragazze che lavoravano nel locale. Jessica Moretti la definiva «come una sorellina». Eppure, quella notte, Cyane muore soffocata e bruciata insieme a decine di altri giovani.
Quando Jacques Moretti riesce a forzare una porta secondaria e a rientrare nel locale devastato dal fumo e dalle fiamme, il corpo della ragazza è già a terra, senza vita. In strada, lui e il fidanzato tentano disperatamente di rianimarla per oltre un’ora. I soccorritori, alla fine, li fermano: non c’è più nulla da fare.
Le prime ore: social chiusi e video cancellati
Nelle ore immediatamente successive alla strage, mentre Crans-Montana piange le vittime, accade qualcosa che non passa inosservato agli investigatori. I profili social del locale vengono chiusi. Spariscono i video promozionali. Proprio quelli in cui compaiono le fontane pirotecniche, accese a pochi centimetri dal soffitto.



















