Jacques Moretti ammette l’uso dei bengala «ai compleanni dei clienti», sostenendo che durassero «30 o 40 secondi» e che nessuno potesse toccarli. Ma le immagini circolate in rete raccontano un’altra storia.
Bengala, petardi e “Thunder King”: cosa hanno trovato gli inquirenti
L’istituto forense di Zurigo, durante l’ispezione del locale distrutto dal fuoco, trova 25 bengala già utilizzati, molti dei quali vicino ai tavoli e alle bottiglie. In uno stanzino adibito a deposito emergono altri 100 bengala ancora confezionati.
Non solo. Gli investigatori rinvengono anche un borsone con 14 petardi, tra cui sei potenti “Thunder King”, materiale altamente pericoloso in un ambiente chiuso e affollato.
Uscite chiuse e pannelli fai-da-te
Altro nodo centrale dell’inchiesta riguarda le vie di fuga. Una, secondo Moretti, sarebbe stata «ben segnalata». I testimoni lo smentiscono. L’altra, quella di servizio, risulta chiusa a chiave dall’interno.
Infine il soffitto. I pannelli fonoassorbenti, montati dallo stesso proprietario con un intervento di fai-da-te. «Ho fatto dei test, impossibile che si potessero incendiare», avrebbe dichiarato. Ma la realtà è un’altra: quelle spugne hanno preso fuoco in pochi secondi, trasformando il locale in una trappola mortale.
Una tragedia annunciata
Quella di Crans-Montana non appare più come una fatalità, ma come il risultato di una catena di superficialità, negligenze e controlli mancati. Un locale trasformato in un simbolo di avidità e irresponsabilità, dove la priorità sembrava essere il profitto e non la sicurezza.
A pagare, come sempre, sono stati i ragazzi. Ora spetta alla giustizia stabilire le responsabilità e presentare il conto a chi, quella notte, ha scelto di far entrare “più gente” invece di proteggere delle vite.

















