L’inchiesta sulla strage di Capodanno a Crans-Montana continua a far emergere dettagli che aggravano il quadro delle responsabilità attorno al locale Le Constellation, teatro dell’incendio che ha causato 40 morti e decine di feriti. Nei verbali e nelle testimonianze raccolte dagli investigatori, il punto centrale resta uno: la gestione della sicurezza e delle vie di fuga potrebbe non essere stata all’altezza di un’emergenza che si è sviluppata in pochi minuti.
La “ragazza col casco” da vittima a bersaglio: cosa dicono le testimonianze
Uno degli aspetti più delicati riguarda Cyane Panine, la giovane cameriera finita al centro della gogna social dopo la diffusione di video in cui appare al lavoro con accessori scenografici e bottiglie “spettacolo”. Nel racconto pubblico, la narrazione si è spinta fino a trasformarla in responsabile del disastro. Ma negli atti dell’inchiesta affiora una ricostruzione diversa, che sposta l’attenzione sul contesto operativo e sulle scelte organizzative.
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Secondo quanto riferito da una testimone – indicata come amica ed ex dipendente del locale – il casco e gli accessori non sarebbero stati improvvisati, ma inseriti in una prassi di intrattenimento. In questa versione, la serata sarebbe stata gestita in condizioni di affollamento e con personale ridotto, un mix che avrebbe aumentato il rischio in caso di incidente.
Le uscite di sicurezza e il nodo delle porte chiuse
Il punto che più pesa, sul piano delle conseguenze pratiche, è quello delle uscite di sicurezza. Dalle testimonianze emerge l’ipotesi che, durante la serata, alcune porte siano rimaste chiuse per controllare i flussi e impedire spostamenti dei clienti. Se questo venisse confermato, significherebbe che nel momento critico la fuga sarebbe stata indirizzata verso un percorso principale, con un inevitabile “collo di bottiglia”.
In un ambiente sotterraneo, la differenza tra un’uscita libera e un varco chiuso può trasformare un incidente in una strage. Ed è proprio su questa dinamica che gli inquirenti stanno concentrando verifiche e confronti tra deposizioni, rilievi tecnici e ricostruzioni planimetriche.
Una sala interrata e una sola via “naturale” di fuga
Le descrizioni dell’area interrata insistono su elementi strutturali che, in emergenza, diventano determinanti: spazi contenuti, soffitto basso e presenza di materiali combustibili. Secondo quanto riportato nelle ricostruzioni, il collegamento tra i piani sarebbe avvenuto soprattutto tramite una scala, indicata anche come via di emergenza. Un passaggio di servizio sul lato opposto, invece, non avrebbe garantito un’uscita immediata verso l’esterno.
Non è un dettaglio: quando fumo e calore aumentano, l’istinto spinge tutti verso la soluzione più evidente. Se quella soluzione è stretta, ripida o unica, il rischio di calca e schiacciamento cresce in modo drammatico.
Personale non formato: l’altra falla che può aver pesato
Un altro passaggio ritenuto cruciale riguarda la formazione del personale. Nei verbali e nelle valutazioni ricostruite, affiora l’idea che molti addetti non avessero ricevuto istruzioni chiare su procedure antincendio, gestione delle evacuazioni, utilizzo dei dispositivi e coordinamento in caso di panico.
In un locale dove i minuti contano e il fumo può rendere impossibile orientarsi, l’assenza di protocolli e addestramento non è un “difetto”: è un potenziale moltiplicatore di vittime. E diventa ancora più grave se si somma a un contesto dove l’afflusso di persone e gli spazi ridotti rendono l’evacuazione complessa anche in condizioni ideali.
Il racconto di un minorenne: “In due minuti era tutto fuori controllo”
Tra le deposizioni figura anche quella di un minorenne italiano presente quella notte. Il giovane avrebbe descritto una propagazione rapidissima del fuoco verso il soffitto e un’escalation improvvisa: da un’anomalia gestibile a un inferno di fumo e urla in pochissimo tempo. Nella sua versione, lui sarebbe riuscito a uscire grazie all’aiuto di un amico, mentre attorno la folla cercava lo stesso varco.
Questo tipo di testimonianza è utile agli inquirenti non solo per stabilire la sequenza degli eventi, ma anche per capire se le condizioni del locale — tra visibilità ridotta, materiali che bruciano velocemente e passaggi limitati — abbiano reso l’evacuazione praticamente impossibile per molti presenti.
L’inchiesta continua: responsabilità, scelte e sicurezza
Il procedimento mira ora a chiarire le responsabilità su tre livelli: organizzazione della serata, rispetto delle norme di sicurezza e condizioni strutturali dell’ambiente. Sullo sfondo restano anche le valutazioni sulle misure cautelari e sugli sviluppi giudiziari, mentre le famiglie attendono risposte e un quadro definitivo che spieghi come una notte di festa possa essersi trasformata in una trappola mortale.
Una cosa, intanto, emerge con forza dagli atti e dalle ricostruzioni: la tragedia non si gioca solo sul momento in cui scatta la scintilla, ma su tutto quello che — prima — decide se un locale è pronto a salvare vite oppure no.