giovedì, Gennaio 15

Crans-Montana, verbali choc sull’incendio: uscite chiuse e personale non formato

L’inchiesta sulla strage di Capodanno a Crans-Montana continua a far emergere dettagli che aggravano il quadro delle responsabilità attorno al locale Le Constellation, teatro dell’incendio che ha causato 40 morti e decine di feriti. Nei verbali e nelle testimonianze raccolte dagli investigatori, il punto centrale resta uno: la gestione della sicurezza e delle vie di fuga potrebbe non essere stata all’altezza di un’emergenza che si è sviluppata in pochi minuti.

La “ragazza col casco” da vittima a bersaglio: cosa dicono le testimonianze

Uno degli aspetti più delicati riguarda Cyane Panine, la giovane cameriera finita al centro della gogna social dopo la diffusione di video in cui appare al lavoro con accessori scenografici e bottiglie “spettacolo”. Nel racconto pubblico, la narrazione si è spinta fino a trasformarla in responsabile del disastro. Ma negli atti dell’inchiesta affiora una ricostruzione diversa, che sposta l’attenzione sul contesto operativo e sulle scelte organizzative.

Secondo quanto riferito da una testimone – indicata come amica ed ex dipendente del locale – il casco e gli accessori non sarebbero stati improvvisati, ma inseriti in una prassi di intrattenimento. In questa versione, la serata sarebbe stata gestita in condizioni di affollamento e con personale ridotto, un mix che avrebbe aumentato il rischio in caso di incidente.

Le uscite di sicurezza e il nodo delle porte chiuse

Il punto che più pesa, sul piano delle conseguenze pratiche, è quello delle uscite di sicurezza. Dalle testimonianze emerge l’ipotesi che, durante la serata, alcune porte siano rimaste chiuse per controllare i flussi e impedire spostamenti dei clienti. Se questo venisse confermato, significherebbe che nel momento critico la fuga sarebbe stata indirizzata verso un percorso principale, con un inevitabile “collo di bottiglia”.

In un ambiente sotterraneo, la differenza tra un’uscita libera e un varco chiuso può trasformare un incidente in una strage. Ed è proprio su questa dinamica che gli inquirenti stanno concentrando verifiche e confronti tra deposizioni, rilievi tecnici e ricostruzioni planimetriche.

Una sala interrata e una sola via “naturale” di fuga

Le descrizioni dell’area interrata insistono su elementi strutturali che, in emergenza, diventano determinanti: spazi contenuti, soffitto basso e presenza di materiali combustibili. Secondo quanto riportato nelle ricostruzioni, il collegamento tra i piani sarebbe avvenuto soprattutto tramite una scala, indicata anche come via di emergenza. Un passaggio di servizio sul lato opposto, invece, non avrebbe garantito un’uscita immediata verso l’esterno.

Non è un dettaglio: quando fumo e calore aumentano, l’istinto spinge tutti verso la soluzione più evidente. Se quella soluzione è stretta, ripida o unica, il rischio di calca e schiacciamento cresce in modo drammatico.

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