La guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran entra nel suo decimo giorno con un quadro sempre più contraddittorio. Da un lato, il presidente americano Donald Trump ostenta ottimismo assoluto: “Le operazioni militari termineranno a breve, ci stiamo avvicinando alla fine”, ha dichiarato nella sua prima conferenza stampa dall’inizio dell’operazione, descrivendo la devastazione delle forze armate iraniane in termini trionfalistici.
“Non hanno Marina, non hanno aeronautica, non hanno sistemi antiaerei, tutto è stato distrutto”, ha aggiunto. Dall’altro lato, i Guardiani della Rivoluzione iraniani rispondono senza lasciare spazio a interpretazioni: “Saremo noi a decidere la fine della guerra. Le forze americane non porranno fine al conflitto”.
Sullo sfondo, una crisi economica globale che si aggrava ora per ora. Il prezzo del petrolio ha superato i 119 dollari al barile — livelli mai visti dal 2022 — con Kuwait e Arabia Saudita che hanno già iniziato a ridurre la produzione dopo che i serbatoi di stoccaggio si sono riempiti per via delle interruzioni delle esportazioni attraverso lo Stretto di Hormuz. Il G7 discute il rilascio congiunto di 300-400 milioni di barili di riserve strategiche di emergenza. Il carburante, nel frattempo, ha più che raddoppiato il suo prezzo in una settimana.

In Italia, il governo ha già attivato la cabina di regia della Commissione di allerta rapida e studia l’accisa mobile sulla benzina. Il presidente Mattarella ha convocato il Consiglio Supremo di Difesa per venerdì 13 marzo. L’ambasciatore iraniano in Italia ha avvertito: “Qualsiasi cooperazione o sostegno agli attacchi sarà considerata un atto ostile”. Sette italiani sono ancora bloccati in Iran, oltre 7.000 turisti italiani nei Paesi del Golfo.
Ma cosa è successo nelle ultime ore, e perché la situazione è ancora tutt’altro che sotto controllo?

















