Un imprevisto di agenda ha impedito alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni di partecipare al vertice UE-Balcani Occidentali in corso a Tivat, in Montenegro. Una circostanza che, nelle stesse ore, ha scatenato una valanga di dichiarazioni da parte delle opposizioni, in un crescendo di ironie e battute che ha animato la giornata politica del 5 giugno 2026. Ma cosa è successo davvero? La ricostruzione dei fatti racconta una storia molto più semplice di quella che si è voluta costruire.
Il motivo dell’assenza: un imprevisto a Reggio Calabria
La premier era impegnata a Reggio Calabria per la cerimonia del 212° Annuale di Fondazione dell’Arma dei Carabinieri, un appuntamento istituzionale di primo piano. Nel corso della mattinata, il programma ufficiale si è prolungato oltre il previsto a causa di un evento non incluso nel calendario originario di Palazzo Chigi: l’annullo di un francobollo celebrativo presso la sede della prefettura. Un passaggio aggiuntivo che ha innescato, come si suol dire, un effetto domino sul resto della giornata.
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Il ritardo accumulato ha reso impossibile raggiungere il Montenegro in tempo utile per partecipare al vertice. Meloni ha contattato personalmente sia il presidente montenegrino Milatović sia il presidente del Consiglio europeo Costa, esprimendo il proprio rammarico per l’imprevisto. La premier è quindi rientrata a Roma, dove è atterrata nel primo pomeriggio. Una vicenda tutto sommato ordinaria nel caotico calendario di chi guida un governo.
L’opposizione si scatena: da Renzi a Conte, un coro di battute
Eppure la notizia ha innescato una reazione a catena tra i leader dell’opposizione, tutti impegnati a commentare l’assenza della premier con toni che hanno oscillato tra l’ironia e la polemica politica. Ad aprire le danze è stato Matteo Renzi, che su X ha sottolineato come tutti i leader europei fossero riuniti nei Balcani a discutere di futuro dell’Europa e della pace in Ucraina, con l’Italia unica assente.
A seguire, Angelo Bonelli di Alleanza Verdi e Sinistra ha tirato in ballo il celebre film natalizio Mamma ho perso l’aereo, parlando di «immagine plastica dell’irrilevanza» italiana e definendo l’episodio non una gaffe di protocollo ma «un fatto politico». Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 Stelle, ha alzato ulteriormente i toni chiedendosi se «l’aereo lo guidasse Salvini» e sostenendo che l’Italia non abbia mai recuperato la propria centralità internazionale. Piero De Luca del Partito Democratico e Riccardo Magi di +Europa hanno completato il quadro, con il secondo che ha parlato di «scuse grottesche» e di una politica estera segnata dall’«euroscetticismo di fondo» della premier.
Polemica strumentale o critica legittima?
Al netto delle posizioni politiche di ciascuno, vale la pena separare i fatti dalle interpretazioni. L’assenza di Meloni al vertice di Tivat è reale, e in una fase delicata come quella attuale — con il dossier allargamento UE ai Balcani e la guerra in Ucraina ancora aperta — la presenza dei leader europei ha un peso specifico. Su questo, le opposizioni hanno un punto.
Tuttavia, attribuire l’assenza a un disinteresse strategico o a un’incapacità organizzativa appare, alla luce dei fatti ricostruiti, una lettura forzata. L’imprevisto è documentato, la comunicazione con i vertici europei è avvenuta in modo diretto e tempestivo, e la premier stava adempiendo a un impegno istituzionale di rilievo. La distanza tra il fatto reale e la narrazione costruita attorno ad esso dice molto sullo stato del dibattito politico italiano.
Il contesto: cosa si è discusso a Tivat
Il vertice in Montenegro era dedicato ai temi dell’allargamento dell’Unione Europea ai Paesi dei Balcani Occidentali, un processo che riguarda direttamente la stabilità del continente e che coinvolge Paesi come Serbia, Bosnia Erzegovina, Albania, Macedonia del Nord e appunto Montenegro. Un dossier su cui l’Italia ha storicamente un ruolo attivo, anche per ragioni geografiche e di interesse diretto nel quadrante adriatico e balcanico.
La questione dell’Ucraina era anch’essa all’ordine del giorno, in un momento in cui le cancellerie europee cercano di mantenere una posizione comune. L’assenza italiana, seppur non programmata, rischia comunque di pesare nel racconto diplomatico della giornata. È su questo terreno, più che sulle battute, che si gioca la vera partita politica.