martedì, Luglio 21

Caso Minetti, Travaglio attacca la Procuratrice Nanni: “Ha omesso indagini cruciali”

È uno scontro aperto tra giornalismo e magistratura quello che si consuma sulle pagine del Fatto Quotidiano nella giornata del 5 giugno 2026. Il direttore Marco Travaglio ha pubblicato un editoriale in forma di lettera aperta indirizzata alla Procuratrice Generale Francesca Nanni, al centro della vicenda legata alla grazia concessa a Nicole Minetti. Un testo durissimo, che mette nel mirino le scelte investigative della magistrata e difende il lavoro giornalistico del quotidiano da quella che Travaglio definisce una diffamazione istituzionale.

Il caso: la grazia a Nicole Minetti

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Per comprendere la portata dello scontro è necessario ricostruire il contesto. Nicole Minetti, ex consigliera regionale lombarda condannata in via definitiva per reati gravi, ha ottenuto la grazia presidenziale. Il parere favorevole alla concessione era stato espresso dalla Procuratrice Generale Francesca Nanni, un atto che rientra nelle sue prerogative istituzionali nell’ambito del procedimento amministrativo previsto per questo tipo di provvedimento.

Il Fatto Quotidiano aveva pubblicato nei giorni precedenti una serie di scoop giornalistici legati alla vicenda, tra cui un’intervista a una donna identificata come Graciela, presentata come ex dipendente di una proprietà riconducibile all’ambiente frequentato dalla Minetti in Uruguay. La donna avrebbe rilasciato dichiarazioni rilevanti ai giornalisti del quotidiano, affermazioni che secondo Travaglio avrebbero dovuto essere valutate dalla Procura nell’ambito del procedimento.

Le accuse di Travaglio alla Procuratrice

Nell’editoriale, Travaglio contesta alla Procuratrice Nanni di non aver ascoltato la testimone uruguayana nonostante questa avesse dichiarato pubblicamente, in un’intervista televisiva, di essere disponibile a riferire ulteriori elementi alle autorità italiane. Secondo il direttore del Fatto, la scelta di non raccogliere quella testimonianza avrebbe privato il procedimento di elementi potenzialmente significativi, esponendo la Presidenza della Repubblica a possibili sviluppi imbarazzanti.

Travaglio contesta inoltre che, nel comunicato con cui la Procura ha risposto agli scoop del giornale, siano state mosse accuse di falso al lavoro giornalistico del Fatto, in un contesto — quello del procedimento amministrativo — che non prevede gradi di giudizio né contraddittorio. Una scelta che il direttore definisce inaccettabile, rivendicando la correttezza e la fedeltà delle ricostruzioni pubblicate dal suo giornale.

La difesa del lavoro giornalistico

Al centro della replica di Travaglio c’è la difesa della testimonianza raccolta in Uruguay. Secondo quanto riportato nell’editoriale, la donna avrebbe ripetuto le proprie affermazioni anche a una televisione uruguayana, e alcune sue ex colleghe le avrebbero scritto esprimendo apprezzamento per il suo coraggio — circostanza che, secondo Travaglio, escluderebbe che si tratti di dichiarazioni false. Il direttore annuncia inoltre che il giornale è in possesso di ulteriori testimonianze raccolte sul campo, che verranno pubblicate nelle prossime settimane.

L’editoriale si chiude con una richiesta esplicita: le scuse pubbliche della Procuratrice Nanni per le accuse rivolte al quotidiano. Un epilogo che segna l’escalation di uno scontro che difficilmente si esaurirà nelle prossime ore.

Uno scontro che pesa sul sistema istituzionale

Al di là delle posizioni di ciascuna delle parti, il caso solleva questioni di più ampio respiro. Il meccanismo della grazia presidenziale, i poteri del Procuratore Generale nel relativo procedimento amministrativo, il rapporto tra indagini giornalistiche e iter istituzionali: sono tutti elementi che intrecciano diritto, politica e informazione in modo tutt’altro che semplice da districare. Sullo sfondo resta la figura di Nicole Minetti, tornata al centro del dibattito pubblico dopo anni di relativa distanza dalle cronache politiche italiane.

Nelle prossime settimane, le nuove pubblicazioni annunciate dal Fatto Quotidiano potrebbero riaprire il dibattito. La Procura Generale non ha ancora risposto all’editoriale di Travaglio. La partita, in ogni caso, è tutt’altro che chiusa.