La stagione di Ore 14 Sera, il programma condotto da Milo Infante su Rai 2, si è chiusa con una puntata destinata a restare nella memoria di chi segue il caso Garlasco. Una monografia interamente dedicata all’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007, che ha regalato colpi di scena, telefonate a sorpresa e scontri verbali tra le parti. Da una parte la condanna definitiva di Alberto Stasi, dall’altra la nuova indagine della Procura di Pavia che punta su Andrea Sempio: due verità che continuano a non trovare un punto di incontro, e che in studio hanno generato una tensione palpabile.
Le due verità di Garlasco: Stasi e Sempio

Leggi anche:Cagliari, speronano e fanno ribaltare l’auto di una famiglia con 5 persone a bordo
Leggi anche:Esplosione e crollo a Porto Sant’Elpidio: muore Giuseppe Pieroni
Leggi anche:Caso Liliana Resinovich, perizia su abiti e coltelli rinviata a ottobre: il fratello Sergio sbotta
Il conduttore Milo Infante ha aperto la puntata sintetizzando con chiarezza il paradosso giudiziario che caratterizza il caso: «Una è quella che vede un condannato, Alberto Stasi, in un’indagine e in una serie di processi che raccontano errori mai registrati prima nella storia della giustizia italiana, con una condanna che alla fine arriva dopo “un dubbio ragionevole”. L’altra vede impegnata la Procura di Pavia, che sta cercando da tanti mesi di arrivare a una verità che possa portare a far espiare la colpa al vero assassino di Chiara Poggi, per gli inquirenti Andrea Sempio».
Una sintesi efficace di una vicenda che, a quasi vent’anni dall’omicidio, continua a dividere esperti, legali e opinione pubblica. E che nella serata del 6 giugno 2026 ha trovato il suo teatro nel piccolo schermo.
De Rensis contro tutti: “Mai visto un attacco così feroce a una Procura”
Il clima si è acceso quando in onda è stata mandata una dichiarazione dell’avvocato dei Poggi, Gianluigi Tizzoni, risalente al 12 marzo 2025, in cui il legale aveva espresso scetticismo nei confronti della nuova indagine su Sempio. La risposta dell’avvocato di Stasi, Antonio De Rensis, non si è fatta attendere: «800 giudici hanno condannato Stasi, quattro l’hanno assolto, sono numeri paradossali. Ho sentito che questa sia un’indagine al servizio della revisione, messa in piedi per arrivare a quello. Mai c’è stato un attacco così feroce nei confronti di una Procura, cose gravissime e inedite per me».
De Rensis ha poi usato una metafora calcistica per descrivere la situazione: «Qualcuno è andato negli spogliatoi a farsi la doccia e ha iniziato a schizzare acqua pensando che la partita fosse finita, ma ci sono anche altri in campo a giocare. L’indagine non è finita». Un segnale chiaro: la difesa di Stasi non considera la partita chiusa e si prepara all’istanza di revisione del processo.
La telefonata a sorpresa: Bocellari chiama in diretta
Il momento più inatteso della serata è arrivato quando Giada Bocellari, collega di De Rensis e parte del team legale di Stasi, ha telefonato in diretta pur non essendo presente in studio: «In studio ci sono tre consulenti e nessuno dei nostri, ci terrei a fare un paio di precisazioni».
Il bersaglio immediato della legale è stato il tema del DNA rinvenuto sotto le unghie della vittima, uno dei punti più dibattuti dell’intera vicenda. Rivolgendosi alla giornalista Ilenia Petracalvina, Bocellari ha contestato alcune affermazioni: «Non essendo stata fatta la quantificazione, non si può dire quanto DNA c’è né quanta degradazione c’è». La giornalista ha quindi letto uno stralcio della perizia Albani, e i legali di Stasi hanno fatto notare come la parola “degradato” non compaia nel documento. Un dettaglio tecnico, ma potenzialmente significativo nell’ottica di una futura revisione processuale.
Lo scontro con il criminalista Redaelli: “Si confronti con me”
Il confronto si è poi spostato sulle impronte digitali. Dario Redaelli, criminalista e consulente della famiglia Poggi, ha affermato che «anche il mignolo di Stasi non ha abbastanza minuzie per essere attribuito a Stasi, così come la traccia 33». Bocellari ha replicato senza esitazione: «A me non risulta che voi abbiate mai contestato le impronte per carenza di minuzie, nonostante aveste le fotografie. Dottor Redaelli, se non c’è un contraddittorio con i nostri consulenti, allora si confronti con me».
Un botta e risposta teso, colpo su colpo, che ha reso evidente come le distanze tra le parti siano ancora profondissime. Ogni elemento tecnico — il DNA, le impronte, la perizia Albani — diventa un campo di battaglia su cui si gioca la credibilità di ricostruzioni opposte e inconciliabili.
Un caso che non trova pace
La puntata finale di Ore 14 Sera ha fotografato con precisione lo stato del caso Garlasco nel giugno 2026: un processo definitivo che condanna Stasi, una nuova indagine che punta su Sempio, e nel mezzo una serie di accertamenti tecnici ancora aperti, perizie contestate e legali pronti a darsi battaglia in ogni sede disponibile — compreso il salotto televisivo.
Nei prossimi mesi la difesa di Stasi dovrebbe depositare l’istanza formale di revisione del processo. Sarà quel momento a segnare il prossimo capitolo di una storia giudiziaria che, dopo quasi vent’anni, non ha ancora smesso di scriverne.