Dopo l’assoluzione per l’omicidio di Pierina Paganelli, si apre per Louis Dassilva un nuovo capitolo, questa volta legato al tema dell’ingiusta detenzione. Il 36enne ha infatti trascorso quasi due anni in custodia cautelare prima di essere prosciolto, e la legge italiana prevede in questi casi un possibile indennizzo. Una questione che, almeno per il momento, non rappresenta però una priorità per la difesa.
La posizione dei legali

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Come riportato da Il Resto del Carlino, all’indomani dell’assoluzione i legali Riario Fabbri e Andrea Guidi hanno chiarito in conferenza stampa che i loro sforzi sono attualmente concentrati su altri aspetti del caso. L’indennizzo, dunque, non è in cima alle priorità immediate, anche se la questione economica resta sullo sfondo.
Il riferimento è ai 694 giorni trascorsi da Dassilva in carcere, dal 16 luglio 2024 fino alla sentenza della Corte d’Assise di Rimini. Un periodo durante il quale il 36enne ha affrontato l’intero processo e una richiesta di ergastolo, vivendo da detenuto ogni fase del procedimento.
Cosa prevede la legge sull’ingiusta detenzione
Secondo l’ordinamento italiano, chi subisce la carcerazione prima del giudizio definitivo e viene poi assolto ha diritto a un indennizzo. Si tratta di uno strumento previsto per riconoscere il pregiudizio subito da chi ha trascorso in cella un periodo poi rivelatosi ingiusto.
Esiste però una condizione decisiva: la sentenza di assoluzione deve diventare definitiva, superando indenne gli eventuali successivi gradi di giudizio fino alla Cassazione. Solo a quel punto la difesa potrà presentare formalmente la richiesta e quantificarne l’ammontare. Fino ad allora, dunque, il tema resta sospeso.