mercoledì, Giugno 24

Iran, il Senato Usa limita i poteri di guerra di Trump: la rabbia del presidente e l’accordo sulle ispezioni

Nuova tensione sull’asse tra la Casa Bianca e il Congresso. Il Senato degli Stati Uniti, pur a maggioranza repubblicana, ha approvato una risoluzione che limita i poteri di guerra del presidente Donald Trump sull’Iran, provocando la dura reazione del tycoon. Sullo sfondo, gli sviluppi diplomatici sul dossier nucleare iraniano e le ripercussioni internazionali del conflitto.

Il voto del Senato

Con 50 voti a favore e 48 contrari, i senatori hanno dato il via libera a una risoluzione che richiama il War Powers Act e chiede la fine del conflitto in assenza di un’esplicita autorizzazione del Congresso. Pur avendo un valore prevalentemente simbolico, il voto rappresenta una rottura significativa con il presidente, soprattutto perché arrivata da un’aula a guida repubblicana.

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La reazione di Trump non si è fatta attendere. Sul suo social Truth, il presidente ha definito la votazione “inopportuna e priva di significato”, sostenendo di avere ormai l’Iran “alle corde” e giudicando inutile l’iniziativa parlamentare proprio in questa fase. Parole che confermano la distanza crescente tra la Casa Bianca e una parte del suo stesso schieramento.

Donald trump americani uccisi Siria

L’analisi del Wall Street Journal

Secondo un’analisi del Wall Street Journal, i recenti attacchi pubblici rivolti da Trump alla presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni metterebbero in luce le difficoltà dei leader della destra nazionalista europea nel mantenere una vicinanza con il presidente americano. Il quotidiano statunitense osserva come, secondo analisti e sondaggi, Trump risulti oggi fortemente impopolare in Europa, anche tra una parte degli elettori conservatori e sovranisti.

Il giornale cita alcuni esempi: nel Regno Unito il sostegno di Nigel Farage al presidente Usa sarebbe emerso nei sondaggi come principale motivo di critica verso il suo partito; in Francia Marine Le Pen avrebbe preso le distanze; mentre in Germania Alternativa per la Germania avrebbe criticato la gestione del conflitto con l’Iran. Si tratta della lettura del quotidiano, basata su sondaggi e valutazioni di analisti.

L’Aiea conferma le ispezioni

Sul fronte diplomatico, un elemento chiave dell’intesa tra Stati Uniti e Iran riguarda i controlli sul programma nucleare. Il direttore dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, Rafael Grossi, ha confermato che gli ispettori visiteranno i siti di arricchimento dell’uranio iraniano.

“L’accordo stabilisce esplicitamente che le attività nucleari saranno supervisionate dall’Aiea in ogni sua parte”, ha dichiarato Grossi, sottolineando che le ispezioni avverranno con certezza, al di là della tempistica precisa. Un passaggio considerato decisivo per dare concretezza all’intesa raggiunta per porre fine alle ostilità.

Il nodo dello Stretto di Hormuz

Tra le questioni aperte resta quella dello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il traffico marittimo dell’area. Il Qatar ha annunciato che si opporrà a qualsiasi piano iraniano volto a imporre tariffe per il transito. “Per un Paese come il Qatar è il nostro unico corridoio marittimo”, ha spiegato il premier di Doha, lo sceicco Mohammed bin Abdulrahman Al Thani, in un’intervista al Financial Times.

“Non possiamo accettare una condizione in cui la nostra porta d’accesso al mondo sia controllata”, ha aggiunto, pur lasciando aperta la possibilità di esaminare eventuali proposte. Una presa di posizione che conferma quanto la stabilità della regione resti legata a equilibri ancora fragili.

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