lunedì, Giugno 29

Trump, la Corte Suprema respinge il ricorso sul caso E. Jean Carroll: definitiva la condanna civile da 5 milioni

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha respinto il ricorso del presidente Donald Trump contro la sentenza che lo ha riconosciuto civilmente responsabile di abuso sessuale e diffamazione nei confronti della scrittrice E. Jean Carroll. Con questa decisione, il verdetto della giuria e il risarcimento da 5 milioni di dollari diventano definitivi. Si tratta di una responsabilità accertata in sede civile, non di una condanna penale.

La decisione della Corte

donald trump

Leggi anche:Meloni e il Quirinale: “Può arrivare un presidente…”. Poi l’attacco a Vannacci

Leggi anche:Sondaggi SWG, cala Fratelli d’Italia ma resta primo: Futuro Nazionale fa boom

Leggi anche:Centrodestra, è gelo tra Salvini e Vannacci: la Lega chiude, il generale fissa le condizioni e sfida Meloni

Come avviene di consueto in questi casi, la Suprema Corte ha pubblicato una breve ordinanza priva di motivazioni, limitandosi a comunicare il rifiuto di esaminare il ricorso. Nessuno dei giudici, tre dei quali nominati dallo stesso Trump, ha espresso un dissenso scritto. Con il diniego, il primo procedimento si chiude in via definitiva e non potrà più essere contestato davanti al massimo organo giudiziario statunitense.

L’origine della vicenda

Il caso nasce da una battaglia legale lunga e articolata. Carroll, in un articolo del 2019, raccontò pubblicamente per la prima volta di essere stata aggredita sessualmente da Trump nel camerino di un grande magazzino di New York, a metà degli anni Novanta. La scrittrice presentò poi diverse cause civili: una nel 2019 per diffamazione e una nel 2022 per diffamazione e violenza, quest’ultima resa possibile da una legge dello Stato di New York che consentiva alle vittime di abusi di agire anche per fatti del passato.

Per una particolarità procedurale, la causa presentata nel 2022 è arrivata a processo per prima, portando nel 2023 al verdetto da 5 milioni di dollari. Quella del 2019, processata successivamente, ha invece prodotto una seconda e più pesante condanna.

Le cifre in gioco

Nel secondo procedimento, infatti, una giuria ha stabilito un risarcimento di 83,3 milioni di dollari a carico di Trump per le ripetute dichiarazioni offensive rivolte alla scrittrice. Sommando i due giudizi e gli interessi maturati, secondo le ricostruzioni della stampa statunitense il presidente dovrebbe complessivamente oltre 100 milioni di dollari a Carroll.

Questa seconda condanna, però, resta ancora oggetto di appello: Trump la contesta su un piano giuridico differente, sostenendo di aver agito nell’ambito delle proprie funzioni presidenziali quando rilasciò le dichiarazioni del 2019, e di avere quindi diritto all’immunità. La questione non è ancora arrivata davanti alla Corte Suprema.

Il ricorso respinto e le reazioni

Nel tentativo di ribaltare il primo verdetto, la difesa di Trump aveva sostenuto che il giudice avesse commesso errori procedurali, in particolare ammettendo le testimonianze di altre due donne che avevano accusato il presidente di molestie e mostrando alla giuria il celebre video “Access Hollywood” del 2005. Argomenti che la Corte ha scelto di non esaminare.

Trump ha continuato a negare con fermezza tutte le accuse, definendo la vicenda una “montatura” e annunciando di voler proseguire la battaglia legale. L’avvocata di Carroll ha invece parlato di una decisione che, a suo dire, conferma in via definitiva il verdetto della giuria. Da parte sua, la scrittrice ha commentato l’esito come una vittoria che va oltre il suo caso personale.