Dazi USA, la previsione di Tremonti: “Conseguenze drammatiche per l’Europa”
La nuova era del protezionismo e la fine della globalizzazione
Le recenti politiche protezionistiche adottate dagli Stati Uniti sotto l’amministrazione di Donald Trump stanno scatenando un acceso dibattito internazionale. L’ex Ministro dell’Economia Giulio Tremonti ha espresso un giudizio netto sui dazi imposti da Washington, definendoli un segnale della “fine della globalizzazione” e un’anticipazione di scenari difficili per l’Europa.
L’introduzione di tariffe doganali del 25% sulle auto straniere e del 20% su numerosi prodotti provenienti dall’Unione Europea rappresenta una svolta epocale nel commercio globale. Secondo Tremonti, queste misure non sono solo economiche, ma anche fortemente ideologiche.
Tremonti e la previsione sulla crisi della globalizzazione
Già negli anni ’90, Giulio Tremonti aveva previsto l’impatto devastante di una globalizzazione incontrollata. “Nel 1994, mentre a Marrakesh si siglava l’accordo per la nascita del WTO, avevo già scritto che l’Occidente avrebbe pagato un prezzo altissimo”, ha dichiarato l’ex ministro. Secondo lui, l’apertura indiscriminata dei mercati ha favorito il trasferimento di capitali e industrie verso l’Asia, impoverendo l’Europa e gli Stati Uniti.
L’effetto più evidente di questa dinamica è stato il declino della classe operaia nei paesi occidentali, che ha visto un calo dei salari e la perdita di milioni di posti di lavoro a causa della concorrenza con paesi a basso costo del lavoro. Tremonti sottolinea che i primi segnali di crisi si erano già manifestati nel 2006 con la diffusione dei mutui subprime, una soluzione finanziaria ideata per tamponare le difficoltà economiche delle famiglie americane in difficoltà. Tuttavia, il sistema è collassato nel 2008, innescando una delle peggiori crisi economiche della storia recente.
L’America reagisce: perché Trump ha imposto i dazi?
Secondo Tremonti, la strategia di Trump si basa su una logica di compensazione nei confronti della working class americana, che ha subito gli effetti negativi della globalizzazione. “I dazi sono un modo per risarcire la popolazione per i danni subiti negli ultimi vent’anni, riportando le fabbriche e la manifattura negli Stati Uniti”, spiega l’ex ministro.
Questa politica commerciale, nota come “reshoring”, mira a incentivare la produzione interna e ridurre la dipendenza dalle importazioni. Tuttavia, essa rischia di scatenare una guerra commerciale con l’Europa e la Cina, che potrebbero rispondere con contromisure altrettanto aggressive.