Tre arresti, nessun precedente per reati di piazza e una violenza che ha segnato profondamente la città. È questo il primo bilancio giudiziario degli scontri esplosi durante il corteo pro Askatasuna, degenerato in una vera e propria guerriglia urbana nel centro di Torino.
I tre giovani fermati dalla Digos hanno età comprese tra i 22 e i 35 anni. Non risultano ai vertici del centro sociale Askatasuna e, fino a sabato, non avevano precedenti penali legati a disordini durante manifestazioni. Un dato che, per gli investigatori, non ridimensiona la gravità di quanto accaduto.
Il caso più grave: l’aggressione al poliziotto

La posizione più delicata riguarda Angelo Francesco Simionato, 22 anni, originario della provincia di Grosseto. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il giovane faceva parte del gruppo che ha accerchiato e aggredito Alessandro Calista, agente del reparto mobile di Padova, rimasto a terra senza casco durante gli scontri.
Simionato è stato individuato grazie ai filmati: era l’unico del gruppo a non essere incappucciato, indossava un giubbotto rosso e un cappello, dettagli che hanno facilitato l’identificazione. Gli viene contestato il concorso in lesioni personali, oltre al concorso in rapina per la sottrazione dello scudo, del casco e della maschera antigas all’agente.
Secondo la Procura, il 22enne non sarebbe però l’autore materiale delle martellate, né colui che ha colpito direttamente il poliziotto. Resta tuttavia centrale la sua presenza attiva nella fase dell’accerchiamento e dell’assalto.
Gli altri due arrestati
In carcere sono finiti anche Pietro Desideri, 31 anni, e Matteo Campaner, 35 anni, entrambi torinesi. I due sono accusati di resistenza e violenza a pubblico ufficiale. Non risultano coinvolti nell’aggressione diretta all’agente Calista e, secondo quanto emerso finora, non si conoscevano tra loro.

















